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Creme snellenti: sono efficaci? Guarda le domande più comuni

Cosa sono le creme snellenti?

Le creme snellenti sono dei preparati da applicare sulla pelle per ridurre l’accumulo di grasso in eccesso nel tessuto adiposo; queste creme funzionano solo a livello superficiale in quanto potrebbero servire più che altro per contrastare disagi estetici comuni come accumuli di cellulite.

Le creme snellenti sono efficaci?

Quando parliamo di creme snellenti parliamo di marchi affidabili e di aziende molto serie che tengono molto alla soddisfazione della clientela e che non vorrebbero mai essere ettichettate come truffaldine: per questo motivo, proprio per testare l’efficacia delle creme snellenti viene realizzata una attento studio comprendente anche vari test sui pazienti che vengono monitorati e controllati attentamente negli effetti per assicurare che il preparato anzitutto non determini effetti indesiderati e ovviamente per essere certi del risultato, misurando quindi i cambiamenti che ne derivano.

Come funzionano le creme snellenti?

Il funzionamento delle creme snellenti si basa sui principi attivi contenuti nei vari preparati: si tratta solitamente di prodotti di origine naturale, come ad esempio la ben nota caffeina, che permettono di velocizzare i processi vitali delle cellule e che aumentano così il consumo di grassi, aiutando a contrastare l’accumulo adiposo sulla pelle.

Molte aziende hanno brevettato la loro formula specifica investendo molti soldi alla ricerca dei preparati più efficaci possibili e meno invasivi per chi li utilizza; col tempo sono stati scoperti molti principi alcuni ad esempio derivanti da alghe, bava di lumaca, veleno d’api e così via. L’importante come sempre è che funzioni e sia stato provato con attenzione: è importante soddisfare le esigenze della clientela e portare avanti la loro battaglia affiancandola in maniera seria ed efficace.

Creme snellenti a confronto: come trovarle?

Confrontare gli effetti di una crema snellente è possibile solo se chi l’ha provata fa sapere la propria opinione. Se ti può interessare esiste persino un sito web dedicato alle creme snellenti dove è possibile leggere o lasciare la propria opinione sull’efficacia di un prodotto o semplicemente sull’effetto che questo ha avuto sulla tua forma fisica.

È possibile fare delle creme snellenti fai da te?

Sicuramente molti ingredienti sono disponibli in natura ma visto che alcune creme costano davvero poco e sono molto efficaci, testate e preparate con cura perché avviarsi in un’avventura simile? Ad ogni modo su internet sono presenti varie ricette su come creare la propria crema snellente a casa, puoi confrontare lì qualche informazione e cercare di scoprire il possibile.

Esistono creme snellenti senza caffeina?

Come detto poco fa le aziende investono molti fondi sulla ricerca e lo sviluppo di nuovi prodotti di bellezza per risolvere in maniera efficace i problemi dei pazienti come ad esempio allergie e intolleranze alle sostanze comuni contenute nelle creme snellenti; in commercio è possibile acquistare molte creme snellenti senza caffeina.

Creme snellenti per uomo: esistono?

Credere che il problema del grasso nella pelle sia un problema solamente femminile è sbagliato: anche molti uomini tengono alla bellezza del loro corpo e vogliono fare il possibile per migliorare. Di solito le creme snellenti per uomo servono per aiutare a eliminare il grasso che divide la pelle dai muscoli degli addominali: combinate alla palestra possono aiutare a tonificare l’addome e rendere più visibile la “tartaruga”

Creme snellenti in gravidanza: si possono usare?

Le creme snellenti non possono essere generalmente utilizzate in gravidanza senza il parere positivo del proprio medico: è sempre il caso di fare attenzione ed informarsi.

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Medicina

Differenza tra anemie flogistiche e anemie emolitiche (appunti)

Anemia flogistica

Malattia in cui ci sia Hb ridotta, MCV ridotta, sideremia ridotta, una saturazione della transferrina normale, una ferritina alta. Questa è l’anemia flogistica. L’infiammazione apparentemente riduce il ferro, in realtà lo sequestra. Nelle malattie infiammatorie sia acute che croniche l ‘eritropioesi si riduce a causa delle citochine proinfiammatorie. Lo stesso succede anche nel post-operatorio e la prima cosa a cui si pensa che l’anemia sia dovuta a un’emorragia. Se si ha la prontezza di misurare sideremia (che sarà bassa) e ferritina (alta) si scopre l’anemia infiammatoria.

IL-6 stimola l’epatocita a produrre epcidina che blocca il rilascio di ferro dal macrofago e dall’intestino. Quindi quando abbiamo anemia con ridotta sideremia può essere o flogistica o carenziale (per differenziarlo vediamo la ferritina che sarà aumenta nel primo caso e ridotta nel secondo). Comportamento opposto ce l’ha la trasferrina che si riduce nella flogosi e aumenta nella ferro-carenziale. Il globulo rosso diventa in entrambi i casi microcitico.

ANEMIE EMOLITICHE

La diagnosi prevede anemia, reticolocitosi, bilirubinemia indiretta. Senza queste tre cose è difficile ma non impossibile questa diagnosi. C’è un test specifico: il test di coombs diretto che vede se sul globulo rosso ci sono immunoglobuline. Per scoprirle si usano Ig di animali contro queste Ig umane. Il test di Coombs indiretto vede invece se ci sono Ig circolanti nel plasma.

Il test se positivo mostrerà agglutinazione, se negativo non la mostrerà.

Inoltre dal tipo di Ig che è l’autoanticorpo noi capiamo il tipo di malattia.

Ci sono due malattie con una clinica diversa: abbiamo una clinica per le anemie emolitiche autoimmuni da autoanticorpi caldi che sono delle IgG (caldo attiene a una definizione di laboratorio) e poi quelle con autoanticorpi freddi che sono delle IgM. Queste ultime hanno un’emolisi intravasale, le IgG extravasale perciò possono essere trattate con splenectomia (quelle intravasale no). La terapia cardine è una terapia immunosoppressiva: per gli autoanticorpi caldi la prima scelta è il cortisone alla dose di 1-1,5mg/Kg; se fallisce passiamo alla splenectomia; se anche questo fallisce passiamo all’anticorpo monoclonale anti CD20 (Rituximab). Per la crioagglutinemia abbiamo solamente il rituximab, prima dell’era degli anticorpi monoclonali non c’era niente. Un ultimo concetto: queste malattie possono essere primitive e riguardare solo i globuli rossi o possono complicare una malattia linfoproliferativa ossia una leucemia linfatica cronica oppure un linfoma a basso grado. Questo è molto importante. Ancora una volta una differenza tra anticorpi caldi e freddi perché nella maggior parte delle volte la malattia da autoanticorpi freddi è …..sotto malattia linfomatosa. la malattia con autoanticorpo freddo ci impone una diagnostica più aggressiva per individuare un eventuale clone neoplastico, quella a autoanticorpi caldi invece non è così ma anche queste possono essere secondarie a malattie linfoproliferative, malattie autoimmuni, malattie neoplastiche, sindromi da immunodeficienza. Ma ci sono anche un numero sostanzioso di forme primitive. Nelle forme primarie da autoanticorpi freddi ho messo un punto interrogativo perché alcuni autori non le riconoscono ma affermano che deve sempre essere presente una malattia linfoproliferativa di base, ma questo per la nostra esperienza non è detto (lo riporto per completezza). Il rituximab manda la malattia in regressione ma non la risolve e questa si può ripresentare a distanza di qualche anno.