Le bevande alcoliche e il loro consumo

La crescente attenzione rivolta nell’ambito delle politiche sociosanitarie nazionali ed europee al miglioramento della salute dell’individuo e della società ha rappresentato nel corso dell’ultimo decennio il segnale eloquente della inderogabile necessità di riconoscere, attivare, rinforzare la capacità dell’individuo di riconoscere e gestire i principali fattori di rischio e di malattia. Per quanto riguarda il vino uno sguardo alla situazione mondiale permette di individuare un trend ascendente, nel corso degli anni ‘70 ed un progressivo declino a partire dagli anni ‘80. Anche l’Italia non sfugge a questo andamento che vede la produzione di vino scendere dai 120.000 ettolitri/anno dei primi anni ‘80 ai 63.000 ettolitri del 1993, con maggiore coinvolgimento, nella contrazione produttiva, di quelle regioni tradizionalmente dedite alla coltura della vite (vedi la Tabella seguente).

A fronte della progressiva diminuzione della produzione del vino, si assiste ad un generale incremento di quella della birra; per quanto riguarda l’Italia, essa è arrivata a contribuire per un 10% alla produzione mondiale, con circa 10 milioni di ettolitri/ anno di birre di gradazione diversa.

Regione Produzione di vino in ettolitri

(x 1.000 )

1981 1993
Piemonte 7.004 3.226
Valle d’Aosta 55 31
Lombardia 3.653 1.581
Trentino 2.056 1.147
Veneto 16.239 7.928
Friuli 2.144 1.265
Liguria 615 277
Emilia Romagna 17.509 7.609
Toscana 8.525 2.938
Umbria 1.805 954
Marche 3.894 1.772
Lazio 9.076 3.480
Abruzzo 3.141 3.821
Molise 681 405
Campania 4.583 2.185
Puglia 15.249 11.051
Basilicata 652 521
Calabria 1.726 952
Sicilia 17.051 10.192
Sardegna 3.500 1.336
Italia 119.156 62.672

Tabella – Produzione di vino in ettolitri per Regione – 1981 e 1993. Fonte: ISTAT.

Anche i superalcolici “made in Italy” sono in aumento, consentendoci di situarci al 12° posto mondiale per la produzione di alcol puro.

Le informazioni riportate sulla produzione di bevande alcoliche nel nostro Paese derivano dal Ministero dell’Agricoltura e dal ISTAT. I dati dei controlli doganali rilevati dal Ministero delle Finanze consentono di valutare l’entità degli scambi commerciali di bevande alcoliche. Dalla loro analisi emerge, evidentissimo, il calo delle importazioni di vino negli ultimi anni, a fronte della sostanziale tenuta delle esportazioni, il che mette l’accento sulla rilevanza economica per l’Italia della produzione e commercializzazione delle bevande alcoliche (Tabella 2).

Altri elementi sono: le aziende agricole impegnate nella viticoltura sono 1.085.201, secondo il censimento del 1981, con un numero stimato di circa tre milioni di addetti; le bevande alcoliche rappresentano il 20-50% del fatturato della maggior parte dei bar e ristoranti; la spesa pubblicitaria per bevande alcoliche a favore dei mass media supera i trecento miliardi annui; la spesa annuale delle famiglie per il consumo di alcolici, in relazione all’insieme dei beni consumati per soddisfare le proprie necessità, pur manifestando una tendenza a scendere, ha, pur sempre, un ordine di grandezza tutt’altro che trascurabile (Tabella 3).

  1989 1990 1991 1992 1993
Importazioni 874.5 730.9 751.3 703.2 369.3
Esportazioni 13.786 12.419 12.190 11.549 12.816

Tabella – Importazioni ed esportazioni di vino (1989-1993) in migliaia di ettolitri

Anni Bevande alcolice Totale bevande Totale consumi alimentari Totale consumi non alimentari Totale consumi finali interni
1980 12.027 14.179 194.759 542.010 736.769
1985 10.603 13.041 187.711 625.134 812.845
1990 10.631 14.434 189.864 794.601 984.465
1994 10.002 14.271 185.016 845.280 1.030.296

Tabella – Consumi annuali delle famiglie (in miliardi di lire 1994). Fonte: elaborazione CENSIS su dati ISTAT

Nella rilevazione dei consumi e’ già stato ricordato che la quantificazione del consumo di un Paese è indicatore privilegiato atto a definire l’entità del problema alcolico proprio del Paese stesso; s’è altresì riferito che il problema è di difficile soluzione e viene affrontato con diversi strumenti. In Italia le principali fonti di dati sono rappresentate dal ISTAT che redige statistiche di bilancio nazionale (metodo delle disponibilità) ed effettua indagini campionarie familiari (metodo della spesa) e valutazioni dello stato di salute degli Italiani; dall’Osservatorio permanente “Alcol e Giovani”, da indagini “ad hoc” da parte di ricercatori singoli od aggregati (gruppo epidemiologico della Società italiana di Alcologia) ed ancora da indagini diverse per le quali il rilievo dei consumi non costituisce l’obiettivo primario (studi caso-controllo, studi di coorte) ma è finalizzato al tentativo di definire le caratteristiche dei bevitori e di associare modalità e quantità di assunzione ad eventuali conseguenze di ordine sociale e/o sanitario.

Il consumo pro-capite di alcol

L’esercizio di elaborazione dei dati messi a disposizione dal ISTAT ha consentito di evidenziare numerosi ed interessanti fenomeni legati al consumo di bevande alcoliche nella popolazione italiana. Ad integrazione dei dati ISTAT sono stati esaminati anche i dati relativi ad altre fonti informative esistenti (World Health Organization – Health for All Database) e usualmente utilizzate per seguire nel tempo i trends dei consumi alcolici della popolazione.

L’Italia è il primo dei 51 paesi afferenti alla Regione Europea del WHO ad aver raggiunto l’obiettivo di una diminuzione del 25 % del consumo pro-capite di alcol nel periodo prefissato 1981-2000.

Consumo espresso in litri/anno – Anni 1981, 1991 e 2000 e variazione (%) nel periodo 1981-2000 

  1981 1991 2000 1981 – 2000 Variazione (%)
Vino 86,2 62,1 51 – 40,8
Birra 17,9 24,9 28,1 + 57
Superalcolici 3,5 2,5 1,2 – 65,7
ALCOL 11,7 9,1 7,5 – 35,9

Tabella – Fonte elaborazione ISS-OSSFAD su dati PVGD   World Trends

 Come si può notare dalla tabella, al decremento complessivo del consumo di alcol hanno contribuito in maniera preponderante il calo del consumo di vino e di superalcolici mentre la birra mostra un andamento crescente.[7]

1.2.4  Il numero di consumatori di bevande alcoliche

Una prima annotazione riguarda il numero di consumatori di bevande alcoliche; solo dal 1998 è possibile desumere con reale approssimazione il numero dei consumatori di bevande alcoliche in considerazione del fatto che negli anni precedenti veniva rilevata solo la prevalenza di consumatori di vino e birra e non quella di altre bevande alcoliche. Fatta tale premessa, a partire dal 1998 il numero di consumatori di bevande alcoliche è cresciuto passando dal 71 % al 75 % nell’anno 2000; in particolare, nel 2000 l’87.2 % della popolazione maschile e il 63.6 % di quella femminile ha dichiarato di consumare bevande alcoliche con un incremento dei valori del 1998 (86.1 e 61.4 % rispettivamente). Parallelamente, nel periodo 1998-2000 si è assistito ad una riduzione nel numero di astemi dal 26.7 al 25 % della popolazione con una quota maggiore di astemi tra le donne (36,4%) rispetto agli uomini (12,8 %).

Una prima considerazione riguarda quindi il numero di individui potenzialmente esposti al fattore di rischio alcol che vede incrementata ulteriormente la platea di consumatori e consumatrici di bevande alcoliche.

Il vino

Il numero di consumatori di vino è stato sostanzialmente stabile nel periodo 1995-2000 per entrambi i sessi ma con differenze significative per le classi di età più giovanili in particolare per gli adolescenti e per i 18-24enni, sia maschi, che femmine.

Prevalenza Consumatori di VINO – Maschi
( % ) 1993 1994 1995 1996 1997 1998 1999 2000 Var.% 95-00
14 – 17 adolescenti 22,0 22,5 20,6 24,8 21,1 22,9 24,0 16,3
18 – 24 giovani 50,7 49,6 45,2 50,3 48,4 48,7 50,1 11,0
25 – 44 giovani adulti 75,0 74,5 73,7 73,8 72,2 70,6 71,8 – 2,6
45 – 64 adulti 83,4 83,5 83,3 82,5 81,6 80,6 81,1 – 2,7
65 –74 giovani anziani 80,3 80,9 82,4 81,8 79,0 78,6 78,6 – 4,6
75 + anziani 78,9 74,7 76,6 74,2 73,8 71,3 70,5 – 8,0

Tabella – Prevalenza Consumatori di VINO – Maschi.  Fonte: ISTAT

Prevalenza Consumatori di VINO – Femmine
( % ) 1993 1994 1995 1996 1997 1998 1999 2000 Var.% 95-00
14 – 17 adolescenti 13,1 11,0 10,4 13,5 13,7 15,3 13,7 31,0
18 – 24 giovani 25,0 23,7 24,9 30,4 28,5 30,4 29,7 19,3
25 – 44 giovani adulti 47,3 46,2 44,8 46,7 44,6 45,1 45,5 1,5
45 – 64 adulti 54,0 53,2 54,4 56,1 52,5 53,3 52,3 – 3,9
65  74 giovani anziani 50,8 50,9 50,4 52,0 48,6 50,0 48,9 – 2,9
75 + anziani 50,0 43,3 42,6 45,0 44,9 41,1 42,9 0,8

Tabella – Prevalenza Consumatori di VINO – Femmine. Fonte: ISTAT

Riguardo alle quantità consumate e facendo riferimento a quantità eccedenti il ½ litro di vino al giorno, il numero di maschi “eccedentari” appare diminuito del 19 % mentre risulta incrementata dell’8,7 % la relativa quota di consumatrici che dichiara di bere più di ½ litro di vino al giorno.

Mentre, da un lato, tutte le classi di età hanno contribuito al calo registrato tra i consumatori maschi, dall’altro il numero di giovani consumatrici di età 18-24 anni e di quelle più anziani ultra sessantacinquenni è risultato sostanzialmente incrementato nel corso dei cinque anni presi in considerazione (29 % e 25 % circa).

Prevalenza Consumatori di > ½ litro VINO – generale
(%) 1993 1994 1995 1996 1997 1998 1999 2000 Var.% 95-00
Maschi 14,0 12,1 12,2 10,7 9,7 9,3 9,8 – 19,0
Femmine 2,2 1,9 1,8 1,9 1,5 1,5 2,0 8,7

Tabella – Prevalenza Consumatori di > ½ litro VINO – generale. Fonte: ISTAT

 Nonostante la diminuzione del consumo di alcol registrato dagli indicatori di consumo pro-capite, l’analisi nazionale effettuata attraverso gli indicatori ISTAT consente di esaminare il fenomeno con una maggiore accuratezza e appropriatezza suggerendo la necessità di poter disporre di informazioni.

La birra

Il numero di consumatori e di consumatrici di birra è risultato incrementato del 2,6 e del 9,5 % rispettivamente. L’analisi per classi di età ha evidenziato un incremento omogeneo tra i maschi fatta eccezione per gli ultra settantacinque anni che risultano ridotti in numero ed un incremento significativo per le femmine di qualsiasi età con il massimo incremento registrato tra le donne di età superiore a 75 anni.

Prevalenza Consumatori di BIRRA – Maschi
( % ) 1993 1994 1995 1996 1997 1998 1999 2000 Var.% 95-00
14 – 17 adolescenti 40,4 41,5 39,2 44,1 39,8 43,5 40,7 3,7
18 – 24 giovani 69,6 71,3 68,4 73,3 72,5 69,8 71,8 4,9
25 – 44 giovani adulti 70,4 72,5 73,7 74,7 75,7 74,2 75,2 2,1
45 – 64 adulti 54,4 57,8 59,4 59,3 61,9 61,3 62,4 5,0
65 – 74 giovani anziani 35,5 38,3 39,8 37,9 40,0 39,7 41,8 5,1
75 + anziani 27,0 25,4 26,9 28,7 26,6 23,9 22,8 – 15,2

Tabella – Prevalenza Consumatori di BIRRA – Maschi. Fonte: ISTAT

Prevalenza Consumatori di BIRRA – Femmine
( % ) 1993 1994 1995 1996 1997 1998 1999 2000 Var.% 95-00
14 – 17 adolescenti 22,1 26,1 23,9 26,1 26,7 27,3 25,1 5,2
18 – 24 giovani 36,2 37,7 40,8 45,1 42,5 44,3 44,2 8,3
25 – 44 giovani adulti 40,2 41,9 43,1 46,3 47,4 46,1 47,6 10,5
45 – 64 adulti 25,4 27,4 28,6 30,0 30,8 31,8 32,9 15,1
65 – 74 giovani anziani 13,6 13,9 15,2 16,2 14,3 15,1 15,9 4,9
75 + anziani 7,9 7,7 6,8 6,9 8,2 7,1 8,7 27,6

Tabella – Prevalenza Consumatori di BIRRA – Femmine. Fonte ISTAT

Riguardo alle quantità consumate e facendo riferimento a quantità eccedenti il ½ litro di birra al giorno, il numero di maschi “eccedentari” appare incrementato del 7,3 %, quello delle donne del 13,5 %.

Prevalenza Consumatori di > ½ litro BIRRA
(%) 1993 1994 1995 1996 1997 1998 1999 2000 Var.% 95-00
Maschi 1,73 2,05 1,92 1,90 2,02 1,92 2,06 7,25
Femmine 0,28 0,23 0,26 0,23 0,26 0,31 0,30 13,50

Tabella – Prevalenza Consumatori di > ½ litro BIRRA. Fonte ISTAT

 L’analisi della prevalenza per classi di età ha rilevato i maggiori incrementi nel numero dei consumatori 45-64enni e 65-74enni tra maschi e 14-17enni tra le femmine.

C’è tuttavia da rilevare, a tale ultimo riguardo, che la numerosità del campione esaminato in relazione a tale variabile produce proporzioni piuttosto piccole per consentire di fare valutazioni robuste da un punto di vista statistico.

Anche il numero di individui che dichiarano di consumare più di 1 litro di birra il giorno è risultato incrementato nel periodo 1995-2000 per entrambi i sessi.

Prevalenza Consumatori di BIRRA – Categoria : “oltre 1 Litro al giorno”
(%) 1993 1994 1995 1996 1997 1998 1999 2000
Maschi 0,34 0,30 0,28 0,31 0,44 0,36 0,40
Femmine 0,05 0,05 0,03 0,07 0,05 0,11 0,08

Tabella – Prevalenza Consumatori di BIRRA – Categoria : “oltre 1 Litro al giorno”. Fonte: ISTAT

Nonostante la diminuzione del consumo di alcol registrato dagli indicatori di consumo pro-capite, l’analisi nazionale effettuata attraverso gli indicatori ISTAT consente di esaminare il fenomeno comune con maggiore accuratezza e appropriatezza suggerendo la necessità di poter disporre di informazioni dettagliate ed articolate e per i vari gruppi di popolazione esaminati. Nel caso specifico, la valutazione sintetica del consumo pro-capite non si presta ad identificare la distribuzione del consumo alcolico nella popolazione e mal si adatta alla necessità di predisporre, sulla base della tendenza osservata, iniziative atte a fronteggiare fenomeni emergenti di possibile danno alla salute individuale e collettiva.

Infatti, nonostante la riduzione sostanziale del consumo di alcol:

  1. il numero di consumatori di bevande alcoliche in Italia è aumentato; è aumentato, di conseguenza, il numero di individui esposti ai possibili effetti dannosi, sociali e sanitari, collegati all’uso/abuso di bevande alcoliche;
  2. è incrementato il numero di consumatori di bevande alcoliche tra i giovani;
  3. ad una sostanziale stabilità nel numero di consumatori di vino si affianca un emergente incremento di individui che si orienta a consumare la birra (verosimilmente a sostituirla al consumo di vino);
  4. le modalità di consumo di tali bevande sembra essere differenziato per età; in particolare il numero di consumatori di quantità superiori al ½ litro di vino o birra appare incrementato in particolare per i giovani specie se di sesso femminile;
  5. il consumo di alcol appare sempre più orientato verso un modello “culturale” che considera le bevande alcoliche non come parte integrante del pasto ma, in accordo ad una internazionalizzazione dei consumi in atto a livello europeo, come elemento separato da consumare, verosimilmente, in contesti non più legati alla tradizione “mediterranea”.

A tale proposito è da rilevare come numerose evidenze dimostrano che i giovani che consumano alcol risultano oggi più frequentemente inclini a praticare comportamenti (spesso accompagnati da una relativa inesperienza o disinformazione) che possono condurre ad un notevole aumento della probabilità di essere esposti a rischi o danni alla salute facilmente evitabili. Le modalità emergenti di consumo definite di “binge drinking” (bere per ubriacarsi) in contesti che sfuggono al controllo formale (familiare) favorisce l’uso di alcol, agisce come “droga d’accesso” o “ponte” per gli individui più giovani, rappresentando una delle possibili modalità di approccio e di promozione, attuali e diffuse, ad altre sostanze illegali le cui conseguenze spesso si estendono ben oltre la salute e l’esistenza di chi beve. [8]

L’alcol come alimento

Le bevande alcoliche rappresentano da millenni uno dei componenti della dieta nella tradizione mediterranea, ma il punto di vista medico-biologico è, talvolta, controverso. Alcuni nutrizionisti sostengono che l’alcol, non rientrando tra i principi nutritivi dei vari alimenti, cioè nei glucidi, nei lipidi, nei protidi, nelle vitamine, nei sali e nell’acqua, non deve essere inserito nelle tabelle dietetiche.

Vi sono medici che vietano in modo tassativo l’alcool, determinando una restrizione dietetica così assoluta che spesso finisce per creare un calo dell’umore del paziente talvolta più dannoso per il processo di guarigione, di quanto lo sia una moderata quantità di alcool.

Unico elemento nutritivo delle bevande alcoliche è, quasi esclusivamente, l’alcol etilico, tranne nel caso della birra e del vino, che contengono altri principi alimentari anche se in quantità minima, mentre le proteine e le vitamine sono scarse. Nelle bevande fermentate i sali minerali  sono contenuti in elevata quantità, mentre le proteine e le vitamine sono quasi inesistenti, perciò in caso di abuso duraturo, il soggetto va incontro a uno stato di carenza se non segue una dieta alimentare più che equilibrata. I superalcolici non distillati contengono come unico principio nutritivo i glucidi.

Il problema, quindi, consiste nel fatto che l’alcol etilico non è in grado di soddisfare le importanti funzioni che i nutrienti svolgono nell’organismo.

L’alcol ha un elevato potere calorico, infatti, la combustione di 1 grammo sviluppa 7,1 calorie, ma nonostante questo, dal punto di vista energetico, non è un buon combustibile, perché brucia troppo rapidamente, sperperando una buona parte dell’energia sotto forma di calore, che l’organismo disperde facilmente a causa della vasodilatazione cutanea indotta. Altro elemento in suo sfavore è che l’alcol viene metabolizzato quasi interamente dalle cellule epatiche e i prodotti metabolici tossici passano nel circolo sanguigno, raggiungono i vari distretti dell’organismo e causano i danni e le manifestazioni cliniche tipiche dell’intossicazione etilica.

Bisogna anche considerare che il potere ingrassante dell’alcol è elevato, perciò se le sue calorie sono aggiunte a quelle normalmente contenute nella dieta, si favorisce facilmente l’aumento di grasso nei tessuti e quindi l’obesità, specialmente in quelle persone tendenzialmente predisposte. Alcuni individui, riducendo la quantità di alcol ingerita giornalmente, riescono a dimagrire. Quando le calorie dei principi nutritivi vengono sostituite totalmente o quasi con quelle dell’alcol, si può ottenere una riduzione del peso corporeo, ma con il rischio di gravi alterazioni.

Quindi l’alcol non è da considerare come un alimento in grado di farci stare bene se assunto in quantità elevate, ma può rappresentare un buon complemento per gli alimenti e uno stimolatore di processi digestivi quando l’ingestione è moderata e fatta al momento opportuno. Una giusta quantità di vino o di birra durante i pasti può anche avere effetti benefici su alcune funzioni digestive, mentre l’abuso causa con il tempo dipendenza e varie complicazioni.

Le bevande alcoliche e il loro consumo
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