Diffusione del Cyberbullismo

La nascita e la diffusione in campo internazionale degli studi sul cyberbullismo segnala sicuramente l’alta presenza del fenomeno. Risulta perciò importante poter valutare la presenza di questo all’interno dei vari contesti culturali. Ad esempio lo studio portato avanti nel 2004, negli Stati Uniti, da i-SAFE su 1.500 studenti dai 9 ai 14 anni mostra come il 25.0% di essi sia divenuto, con l’uso e la diffusione dei nuovi mezzi di comunicazione cyberbullo. Anche i risultati di uno studio condotto da Beran e Li (2005) in Canada su 432 studenti tra i 7 e i 15 anni, provenienti da 9 scuole secondarie di primo e secondo grado, hanno evidenziato come più di ⅔ degli studenti avevano sentito parlare di incidenti avvenuti a scuola a causa di episodi di cyberbullismo e circa ¼ li aveva perpetrati. In Australia uno studio longitudinale su 120 studenti della durata di 8 anni, mostra come ¼ dei soggetti coinvolti riveli di conoscere qualcuno che negli anni è diventato bullo usando le nuove tecnologie (Campbell e Gardner, 2005). Noret e Rivers (2006) in Inghilterra hanno riportato uno studio su 11.227 soggetti tra gli 11 e i 15 anni in cui il 7.0% di questi ha ammesso di aver ricevuto messaggi, e-mail minacciose od offensive. Sicuramente il fenomeno del cyberbullismo è non solo conosciuto ma anche diffuso, gli studi che per questo motivo si sono occupati di valutare l’incidenza del fenomeno sono numerosi, anche se a causa di problemi teorici, come la definizione del fenomeno e metodologici, come l’uso di criteri diversi per il reclutamento del campione o la misurazione, si verifica spesso un difficile confronto dei risultati fra le diverse ricerche internazionali (Guarini, 2009). Yabarra e Mitchell (2004), in uno dei loro primi studi hanno esaminato un campione di 1.501 studenti tra i 10 e i 17 anni, i risultati hanno mostrato come circa il 12.0% dei giovani dichiari di aver compiuto aggressioni elettroniche almeno una volta nell’ultimo anno, il 4.0% di essere stato vittima e il 3.0% sia vittima che aggressore, vi è inoltre un aumento del rischio fra gli adolescenti piuttosto che per i più giovani. Uno studio successivo condotto dagli stessi autori negli Stati Uniti nel 2006, che ha coinvolto 1.588 preadolescenti e adolescenti tra i 10 e i 15 anni, abituali
fruitori di Internet negli ultimi 6 mesi, dallo studio si segnala come il 35.0% dei preadolescenti e adolescenti dichiari di essere stato coinvolto come vittima in episodi di aggressione attraverso Internet. L’aspetto
particolarmente interessante che emerge dai due studi è l’incremento del
numero di adolescenti che sono coinvolti in episodi di aggressione
elettronica attraverso Internet. Li (2006) utilizzando un campione di 264
studenti delle scuole secondarie di secondo grado, dimostra come il 22.0%
dei maschi e il 12.0% delle femmine ammettono di aver commesso atti di
bullismo elettronico nei confronti di altri soggetti. In uno studio crossculturale, lo stesso autore ha trovato percentuali di cyberbullismo che
oscillano tra il 15.0% e il 7.0%, rispettivamente per il Canada e la Cina (Li,
2008). I risultati di uno studio condotto in Turchia (Aricak et al., 2008) con 269 adolescenti tra i 12 e 19 anni delle scuole secondarie di secondo grado di Istanbul, hanno evidenziato elevate percentuali di bullismo elettronico, il 35.7% del campione riferisce di aver commesso atti di bullismo elettronico, il 5.9% si dichiara vittima e il 23.8% dichiara di essere stato coinvolto in episodi sia di bullismo che di vittimizzazione. Anche in uno studio americano (Kowalski e Limber, 2007) a cui hanno partecipato 3.767 studenti di età compresa tra gli 11 e i 14 anni, i risultati hanno mostrato come l’11.0% degli studenti dichiara di essere stato vittima di almeno un episodio di aggressione elettronica, il 7.0% si dichiara sia bullo che vittima e il 4.0% di aver perpetrato almeno un episodio di aggressione elettronica.

Lo studio di Hinduja e Patchin (2008), condotto con adolescenti reclutati
grazie al supporto di alcuni siti comunemente visitati, ha coinvolto 1.378
giovani con età inferiore ai 18 anni, dallo studio è emerso come il 34.0%
dei giovani dichiari di essere stato vittima di bullismo elettronico e il 17.0% di aver condotto episodi di aggressione elettronica. Uno studio condotto in Gran Bretagna dalla National Children’s Home (2005), su un campione di 770 studenti tra gli 11 e i 19 anni, riporta come il 20.0% di questi ha commesso almeno una volta atti di cyberbullismo, e l’11.0% dichiara di averli subiti. Nel 2007 in uno studio di Raskauskas e Stoltz su 84 studenti, di 2 scuole secondarie di secondo grado fra i 13 e i 18 anni è emerso come il 49.0% risulta essere vittima di cyberbullismo e il 21.0% si dichiara invece cyberbullo, in questo studio è emerso inoltre come molte cybervittime siano risultate anche le vittime intese in senso tradizionale e molti cyberbulli, bulli tradizionali. Questa ricerca apre quindi un capitolo molto interessante relativo alla continuità tra bullismo tradizionale e cyberbullismo, anche per quanto riguarda questo aspetto ci sono però molti risultati contrastanti e opinioni diverse fra gli studiosi. Ad esempio i dati relativi allo studio di Mitchell e colleghi (2007) mostrano come tra i giovani che ammettono di aver subito aggressioni con Internet, almeno i ¾ riportano di aver subito un tipo di violenza off-line. Dallo studio di Yabarra e collaboratori (2007), emerge invece che anche se esiste un possibile sovrapposizione tra bullismo on-line e off-line il 64.0% dei giovani del campione molestati on-line non risulta essere vittima di episodi di bullismo a scuola. Una parte di studi sono partiti dalla distinzione tra bullismo elettronico grave od occasionale per poter valutare la diffusione del fenomeno. Ortega e colleghi (2008) in Spagna su un campione di 830 studenti di età compresa tra i 12 e i 18 anni hanno rilevato come il 22.8% dichiari di essere coinvolto in maniera occasionale nel fenomeno, di questi il 5.7% come cyberbullo, il 9.3% come vittima e il 7.8% come bullo-vittima, la percentuale diminuisce invece facendo riferimento al bullismo elettronico di tipo grave (una frequenza settimanale negli ultimi due mesi), infatti i bulli risultano essere l’1.7%, le
vittime l’1.5% e i bulli-vittime lo 0.6%. In uno studio svedese condotto su
360 adolescenti tra i 12 e 20 anni (Slonje e Smith, 2008) sono state distinte
non solo le aggressioni gravi da quelle occasionali, ma anche quelle che
avvengono all’interno o all’esterno del mondo scolastico. I risultati della
ricerca mostrano come la percentuale di vittime di cyberbullismo sono l’
11.7% se si considerano gli episodi di aggressioni tramite Internet ed
esterne al mondo scolastico, la percentuale scende al 5.3% se si considerano invece solo quelli all’interno del contesto scolastico, questa percentuale decresce ulteriormente, 2.8% se si prendono in onsiderazione solo le vittime di bullismo elettronico grave (duo o tre aggressioni al mese negli ultimi due mesi), nello studio non sono state individuate differenze di età tra soggetti dai 12 ai 15 anni. La prima ricerca italiana che ha modo sistematico l’incidenza del fenomeno del cyberbullismo nelle scuole,
nata all’interno del Progetto europeo DAPHNE II (2008), ha studiato un
campione di circa 2.000 studenti fra i 12 e i 17 anni, il 13.3% dichiara di
essere stato vittima di atti di cyberbullismo e il 12.1% di essere stati
cyberbullo, anche in questo studio le percentuali di bullismo occasionale
sono maggiori rispetto a quello grave ed aumentano con l’aumentare
dell’età. Inoltre dai dati di Eurispes e Telefono Azzurro (2010) emerge
come a domande dettagliate sul cyberbullismo a cui hanno risposto i
bambini fra i 7 e gli 11 anni, nel 2007 e nel 2008, i partecipanti affermano,
nella maggior parte dei casi, di non essere coinvolti in episodi di questo
tipo. Considerata l’età del campione è facile intuirne il motivo: l’utilizzo
quasi quotidiano di Internet e telefono cellulare appartiene più alle abitudini di giovani adolescenti, più esposti, quindi, rispetto ai bambini, ai rischi della rete e dei nuovi strumenti di comunicazione. Per quanto riguarda gli adolescenti, infatti, è opportuno evidenziare come nel Rapporto del 2010 (Eurispes e Telefono Azzurro, 2010), sia emersa una percentuale maggiore, rispetto al 2008, di coloro che dichiarano di essere stati protagonisti, sia nel ruolo di vittima che di bullo, in episodi di cyberbullismo. In particolare, la percentuale degli adolescenti che dichiarano di aver “ricevuto messaggi, foto o video offensivi o minacciosi”, qualche volta/spesso, aumenta dal 3.0% del 2008, al 5.6% del 2009.

Chi afferma di “ricevere o trovare informazioni false sul proprio conto” qualche volta/spesso, nel 2009,investigato in  raggiunge il 12.6% a fronte dell’11.6% dell’anno precedente, aumento di un punto percentuale che si riscontra anche tra chi dichiara di “essere escluso intenzionalmente da gruppi on-line” qualche volta/spesso (1.7% nel 2008 vs 2.7% nel 2009). Anche tra chi afferma di aver compiuto azioni di cyberbullismo aumenta, rispetto all’anno precedente, la percentuale di chi, nel 2009, ha “inviato o diffuso messaggi, foto o video offensivi o
minacciosi” (3.2% vs 2.4%), “diffuso informazioni false su un’altra
persona” (4.0% vs 3.6%) ed “escluso intenzionalmente una persona da gruppi on-line” qualche volta/spesso (7.5% vs 5.4%).

I risultati emersi dalle ricerche qui descritte che si sono interessate allo
studio dell’incidenza del cyberbullismo, sono concordi nell’affermare che
questo fenomeno sia già pienamente diffuso e in crescita in numerosi paesi.

La situazione italiana appare in linea con il panorama internazionale,
mostrando come nelle scuole secondarie di primo e secondo grado il
bullismo elettronico sia un fenomeno presente e già diffuso. La certa
diffusione di questo fenomeno all’interno del mondo giovanile è dovuta
senza alcun dubbio anche alla molteplicità degli strumenti di comunicazione elettronica finora esistenti, e alla conseguente possibilità di poterli utilizzare.

Per questo motivo una parte di ricerche si è concentrata anche sullo studio delle tecnologie e modalità utilizzate dai giovani per compiere atti di bullismo elettronico. Gli autori concordano sia sull’idea che Internet ed i telefoni cellulari siano per gli studenti in età adolescenziale due tecnologie utilizzate per le aggressioni elettroniche (Aricak et al., 2008; Ortega et al., 2008), sia sul fatto che spesso chi compie aggressioni elettroniche non sceglie un’unica modalità, ad esempio con il cellulare: chiamate, SMS, MMS; e rispetto ad Internet: e-mail, messaggi istantanei, chat room (Li, 2007; Slonje e Smith, 2008). Vi è invece minor accordo tra gli studiosi nel capire quale sia la tecnologia più utilizzata per compiere atti di bullismo elettronico. Secondo Slonje e Smith (2008) il bullismo elettronico più praticato è quello che usa le e-mail e la divulgazione di foto e video, indipendentemente dall’età; questa idea è condivisa anche da Hinduja e Patchin (2008) secondo cui il bullismo elettronico si manifesta principalmente attraverso Internet ed in particolare attraverso le chat room. In contrasto appaiono invece i risultati emersi dagli studi di Raskaukas e Stolz (2007) secondo cui il mezzo più utilizzato è invece il cellulare e questo dipende sia dalla disponibilità di possedere questo mezzo e dalla possibilità di utilizzarlo anche a scuola. Anche i dati italiani del Progetto DAPHNE II (2008) mostrano una maggior incidenza di episodi di aggressione elettronica perpetrati attraverso il cellulare piuttosto che Internet, inoltre anche in questo caso vi sono delle differenze legate all’età infatti Internet risulta la tecnologia più usata per le aggressioni elettroniche dagli adolescenti.

Dalle ricerche descritte emerge come sia Internet che i telefoni cellulari siano due tecnologie molto utilizzate dagli adolescenti per attuare le aggressioni elettroniche, questo dipende dal fatto che queste due tecnologie rappresentano i nuovi strumenti di comunicazione tra preadolescenti e adolescenti e che hanno cambiato il modo di relazionarsi con i coetanei (Guarini, 2009).

 

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