Sindrome di Usher: Consigli Utili per chi vive ed opera con una persona affetta da Sindrome di Usher

Spessissimo se non sempre, si verifica un ritardo nel diagnosticare la sindrome di Usher, che viene generalmente formulata solo quando i disturbi visivi diventano evidenti.

I genitori di una persona affetta da Sindrome di Ushcr, possono essere sani ed inconsapevoli di essere portatori; la trasmissione ereditaria, infatti non compare in tutte le generazioni (è un processo autosomico recessivo).

La consulenza genetica è importante per:

  • coloro che hanno un figlio affetto dalla sindrome e che prevedono di averne altri;
  • eventuali fratelli o sorelle dell’affetto da Sindrome di Usher, potenziali portatori sani della sindrome;
  • la persona affetta da Sindrome di Usher che con una consulenza genetica potrebbe capire esattamente il tipo di Sindrome;
  • il compagno o la compagna della persona affetta da Sindrome di Usher, per capire se l’eventuale nascituro sara’ portatore sano (se il compagno o la compagna non e’ portatore, il futuro nascituro sara’ portatore sano)..

Dato che la malattia riduce la visione notturna e restringe il campo visivo, provoca nella persona affetta dalla sindrome:

  • una perdita dell’autonomia,
  • una maggiore dipendenza dagli altri nel movimento,
  • uno stato di insicurezza.

Un altro rischio a cui la persona va incontro è quello di rimanere isolata dalle altre, soprattuto nel caso di Sindrome di Usher di tipo I, in quanto i canali comunicativi come la lettura delle labbra ed il linguaggio scritto non possono essere più utilizzati.

Una sfida per la vita

Spesso le persone affette dalla sindrome di Usher hanno reazioni depressive perché si sentono emarginate dalla comunità e dai loro amici più cari.

La famiglia, gli amici e gli operatori sono spesso incapaci di venire incontro ai problemi visivi che la malattia comporta e di rispondere in maniera adeguata ai loro bisogni.

È molto importante aiutare la persona affetta da sindrome di Usher in modo che possa affrontare il futuro con la consapevolezza di ciò che la malattia comporta. Con una giusta preparazione e un buon supporto, la persona con la sindrome di Usher può acquisire i comportamenti necessari per affrontare la vita quando la sua vista si deteriorerà.

Consigli utili per chi vive ed opera con una persona affetta dalla sindrome di Usher.

Coloro che vivono o comunque stanno a contatto con persone che hanno i problemi uditivi e visivi, tipici della Sindrome di Usher dovrebbero evitare di:

  • Stare troppo vicino alla persona quando si comunica.
  • Mettersi di lato quando si vuole ottenere la sua attenzione.
  • Parlare con una luce dietro le proprie spalle.
  • Avviare una conversazione in ambiente poco illuminato.
  • Essere approssimativi quando si indica ciò di cui si parla.
  • Dare per scontato che la persona veda mobili e ostacoli bassi.

Chi sta vicino ad una persona affetta da Sindrome di Usher dovrebbe:

  • Stare a circa 3-4 passi dalla persona affetta da Sindrome di Usher.
  • Avvisare la persona affetta da Sindrome se ci si allontana dalla persona stessa.
  • Offrire il proprio braccio per guidarla al buio.
  • Consentirle di ricevere la luce di lato o da dietro, mai da davanti.
  • Se si deve gesticolare, utilizzare i gesti e la dattilologia ponendo le mani vicino al proprio viso o al proprio petto.
  • Avvertire la persona affetta da Sindrome quando ci sono mobili bassi, ostacoli, gradini imprevisti.
  • Non spostare gli oggetti da dove la persona affetta da Sindrome di Usher li ha lasciati.
  • Domandarle se ha bisogno di aiuto.

Le Sostanze Stupefacenti tra i Giovani nel Loisir Notturno

Loisir Notturno e Droghe: Un connubio pericoloso
La diffusione di sostanze stupefacenti nelle discoteche

Il mondo del loisir notturno, rappresenta un ambiente peculiare, all’interno del quale, il consumo di sostanze vecchie e nuove, assume una valenza strettamente correlata, alla fruizione del divertimento stesso. Tra i giovani, l’uso sperimentale di alcol e di droghe, è in gran parte collegato alla curiosità, a comportamenti e stili di vita di tipo imitativo all’interno del gruppo, alla reperibilità, ad occasioni favorevoli ed è spesso associato a momenti di socialità e di divertimento. Negli ambienti di vita notturna, l’uso di sostanze stupefacenti, è spesso causato dall’intenzione di divertirsi. Per questi giovani, il rischio è collegato, alla possibile futura dipendenza e ad eventi occasionali, associati ad alterazioni (incidenti) o inesperienza (overdose).

Recenti indagini, mettono in rilievo, come le occasioni di contatto con le droghe mutino sensibilmente in base al genere e all’età dei soggetti, raggiungendo il picco più alto attorno ai 18 anni, per poi declinare già a partire dai 20 anni, e con una costante maggiore esposizione dei maschi rispetto alle femmine. A questo primo elemento si affiancano altri fattori strutturali, rappresentati dal fatto di abitare in città con più di 250000 abitanti o in regioni del Centro o del Nord Ovest del Paese, oppure dal fatto di provenire da famiglie di status sociale più elevato.

Le uscite serali, legate al mondo del loisir notturno, sono dei fattori di rischio verso la propensione ad usare le droghe, soprattutto correlata agli orari di rientro notturno. Infatti, se coloro che dichiarano di rincasare entro mezzanotte, hanno indici di contiguità verso l’uso di droghe decisamente inferiori alla media, tra coloro che fanno rientro dopo le 3,00 di mattina, gli stessi indici, raggiungono valori doppi, rispetto alla media generale del campione.

Nei giovani l’utilizzo di alcol e di droghe si profila come delle vere e proprie scelte di consumo, che fanno riferimento alla situazione, alla compagnia e agli effetti che si vogliono ottenere, e a questi, vengono associate le sostanze disponibili in quel momento. Così l’utilizzo d’ecstasy e di cocaina, è maggiormente connesso agli ambiti del divertimento serale, mentre il consumo di cannabis risponde più spesso ad un bisogno di gruppalità soprattutto tra i ragazzi più giovani. Tutto questo sullo sfondo di un più ampio quadro di diffusione e crescita di attività del loisir, fortemente centrate attorno alla massimizzazione delle emozioni adrenaliniche.

Recenti studi, mettono in evidenza, come l’uso d’alcol e di sostanze stupefacenti, sia legato all’offerta dell’industria del divertimento. La cannabis è la droga di cui principalmente viene notato l’uso, soprattutto all’interno dei centri sociali e circoli, dei disco-pub, dei bar e dei pub. Dopo la cannabis, emerge un alto uso di cocaina ed ecstasy, soprattutto nei centri sociali, nelle discoteche e nei risto-ballo. L’andamento della cocaina è assimilabile a quello dell’ecstasy, ma con percentuali più elevate. L’utilizzo di queste sostanze, assume una valenza ricreazionale ed è associata all’intenzione di divertirsi. Le “sostanze ricreazionali”, sono legate all’aspetto socializzante e sono maggiormente associate alla componente del ballo e della musica. Non a caso si riscontra un maggior consumo di sostanze stupefacenti nei luoghi del ballo, della post-discoteca e degli after-hour. Correlativamente con l’avanzamento della notte e la rispettiva offerta d’intrattenimento, tende ad aumentare il consumo di sostanze stupefacenti, raggiungendo il picco negli after-hour, che segnano la tappa finale di una notte di divertimento.

Non si riscontra o comunque c’è un uso marginale, di eroina all’interno dell’intrattenimento notturno. Ciò è facilmente spiegabile con il fatto che il consumo d’eroina è “occulto”, nascosto, legato più alla sfera strettamente privata, piuttosto che agli ambiti di socializzazione e del divertimento.

Se l’eroina, non si pone come sostanza a scopo ricreazionale, l’alcol è la sostanza psicoattiva, che ha il maggior abuso e diffusione a scopo ricreativo. Rispetto al momento del divertimento e aggregazione, emerge che il maggior abuso d’alcol, soprattutto di cocktail e di superalcolici, è legato alla situazione del ballo durante il wee-kend, senza escludere i luoghi in cui ci s’incontra prima e dopo la discoteca. E’ possibile ipotizzare una modalità di consumo per tappe, in cui c’è una maggiore probabilità di riscontrare un abuso, man mano che si avanza nelle ore della notte. Rispetto all’offerta dei locali, s’individua differenti probabilità di riscontrare un abuso d’alcol: happy-hour, aperitivo, cena, pre-disco, ballo, post-disco, after-hour. L’andamento della probabilità di ritrovare un abuso, durante il fine settimana, segue un andamento lineare e progressivo, che tende ad aumentare, man mano che si va dagli aperitivi alla tarda notte, raggiungendo alte percentuali d’abuso, negli after-hour. Durante la settimana, il consumo d’alcol segue un andamento opposto al week-end, perché diminuisce, man mano che si avanza verso le ore tarde della notte. Questo è spiegabile anche in relazione alla fruizione del divertimento, che si adegua ad un arco temporale più ristretto.

Attualmente si riscontra un alto consumo fra i giovani di birra, seguita da i cocktail e dai superalcolici. Il vino è la sostanza alcolica di cui si osserva invece il minor consumo, fra la popolazione giovanile. La prevalenza del consumo di certe bevande, conferma la plausibilità dell’ipotesi di uno stile giovanile del bere, che si avvicina al modello anglossassone, in cui il valore d’uso principale del bere è costituito dall’euforia, a discapito di un valore d’uso alimentare del vino, tipico del modello mediterraneo. Questo mutamento in corso, va esaminato all’interno dei cambiamenti più generali dei consumi alcolici e delle trasformazioni sociali in atto. L’adozione di un nuovo stile del bere, può creare una situazione di assenza di regole nella quale trova spazio l’abuso non regolato. Dai dati Iard, emerge la tendenza fra i giovani tra i 15-24, verso un aumento nel giudicare un comportamento ammissibile l’ubriacarsi. L’ammissibilità verso l’uso e l’abuso d’alcolici, come l’ubriacarsi è aumentata, di oltre 18 punti dal 1992 al 2000. A un atteggiamento di ammissibilità verso l’abuso di alcol, corrisponde la diffusione di comportamenti, che fanno dell’alcol, la sostanza maggiormente usata, all’interno della popolazione giovanile, da sola o in concomitanza ad altre sostanze.

Tipi di droghe: caratteristiche ed effetti

Preso atto della larga diffusione dell’uso di droghe e d’alcol, all’interno dei luoghi del loisir notturno, è importante mettere in evidenza gli effetti di quelle sostanze, che risultano essere di maggior diffusione, consumo e fruizione.

Il termine droga, dall’etimologia incerta, raggruppa un insieme di sostanze di varia origine, con meccanismi d’azione e d’effetti estremamente vari. Gli effetti delle droghe, dipendono da alcuni fattori in particolare dal set (condizioni psicofisiche delle persone), dal setting (contesto, situazione) e dalla sostanza (dosaggi, purezza, etc). Tutti i mix di più sostanze, comportano rischi maggiori per la salute, in quanto si possono verificare interazioni pericolose di cui non si conoscono gli effetti. Anche le modalità d’assunzione presentano dei rischi (aids, epatite, iperdosaggi, etc), come pure le condizioni psicofisiche individuali (allergie a particolari componenti, malattie latenti) e il setting (non sicurezza della struttura d’assunzione, amici non vicini, etc).

Ecstasy

Ecstasy Droga Sostanze Stupefacenti
Ecstasy Droga Sostanze Stupefacenti

La sigla chimica dell’ecstasy, è 3,4-metelinediossi-N-metilanfetamina, abbreviata, in Mdma. L’ecstasy o Mdma, è un derivato dell’anfetamina, come le molecole di Mdea (Eve) e di Mda (Love Drogs). Queste sono “anfetamine psichedeliche”, per indicare la sintesi a livello chimico, fra la molecola di anfetamina e la mescalina, che è il principale alcaloide del cactus allucinogeno peyote. Tali “anfetamine psichedeliche”, non appartengono alla classe degli psichedelici, perché non producono di per sé allucinazioni o visioni, ma aumentano la percezione sensoriale e la capacità comunicativa e per tali effetti, sono classificate come entactogeni (che tocca dentro) o empatogeni (produttori d’empatia). Tra le tre varianti di “anfetamine psichedeliche”, l’Mdma è quella che riesce ha produrre maggiori effetti empatogeni.

Il dosaggio d’ecstasy è soggettivo e varia dai 75 mg ai 150 mg, per via orale, sottoforma di pasticche, solitamente colorate e con disegni diversi, in relazione all’effetto maggiormente causato. I primi effetti fisici, si manifestano in 30-60 minuti dopo l’assunzione e comprendono sintomi, come la dilatazione delle pupille, leggera nausea e stordimento. Gli effetti più marcati, come l’aumento del buon umore, della loquacità, del sentirsi in sintonia con gli altri e con il mondo intero, si presentano dopo un paio d’ore dall’assunzione e coincidono con il rilascio massiccio della serotonina (5HT) un neurotrasmettitore che regola il tono dell’umore, comportamento alimentare e il ciclo sonno-veglia.

Anche se gli effetti psichici prodotti dall’assunzione d’ecstasy, sono molto diversi da persona a persona, è possibile individuare quelli abituali, tra cui spicca una sensazione paradisiaca. Il soggetto in ecstasy, prova empatia per chiunque e aumenta la propensione a parlare e alla confidenzialità, con il rischio di fidarsi di chi non si conosce bene. In realtà queste propensioni affettive (se pur difficilmente misurabili) non sono esclusivo appannaggio dell’ecstasy. Basta pensare all’uso dell’alcol come “lubrificante” sociale nei party, oppure allo stato di gioia e all’apertura d’animo, indotte dalle prime tirate di “fumo” (inteso come haschish). Altro effetto psichico, prodotto dal “calarsi” d’ecstasy, è la distorsione di tutte le sensazioni, tra cui in primis, il tatto (questo spiega la propensione a toccare ripetutamente tessuti ed oggetti, tanto da definire l’ecstasy, come “droga dell’abbraccio”), il gusto, la vista e l’olfatto (manifestabile nella tendenza a fiutare ripetutamente cibi e bevande). Tenendo conto dell’esplodere dell’empatia, dell’incremento della fiducia nel prossimo, insieme al piacere dato dal contatto fisico, (che in ambienti come la discoteca, viene amplificato dal ballo e dalla visione delle cubiste), porta ad implicare un aumento del desiderio sessuale. Studi autorevoli, smentiscono un aumento dell’eccitazione e del desiderio sessuale, anzi l’ecstasy, tende a frenare l’orgasmo. Questo delucida perché vada di moda la “sextasy”, ovvero una miscela di ecstasy e di Viagra. Altro effetto psichico, che viene indotto con l’assunzione d’ecstasy, è la capacità di promuovere una stimolazione psicomotoria che consente al giovane “d’attraversare tutta la notte” e quindi di affrontare per ore fino all’alba e a volte oltre, (con gli after hour), la fatica del ballo, eliminando il senso della stanchezza , della fame, della sete e del sonno.

Effetti collaterali sono prodotti a livello somatico e possono essere la secchezza delle fauci, contrazioni della mascella, spasmi muscolari, nausea, crampi e aumento della pressione e del battito cardiaco. Quest’ ultimo fattore, può causare in concomitanza di altri elementi, come il ballare per ore senza sosta e spesso in locali non aerati, indossare abiti non traspiranti, bere poco o per niente, un aumento della temperatura corporea, che origina uno shock cardiovascolare o una ipertermia maligna, in cui la temperatura corporea, supera i 41-42°. Una temperatura elevata del corpo, è una condizione favorevole per originare emorragie cerebrali (ictus), emorragie interne o per fino la morte.

L’ecstasy è intrinsecamente neurotossica. Infatti, un dosaggio acuto troppo elevato e/o una frequente somministrazione di dose piccole, può portare ad una degenerazione dei neuroni 5HT2, che lavorano con la serotonina. La difficoltà a ristabilire un normale riequilibrio di serotonina, può determinare effetti collaterali permanenti, come perdita della memoria, crisi di panico, alterazioni del tono dell’umore e altro. Il rischio di neurotossicità aumenta, quando insieme all’ecstasy sono somministrate altre sostanze, che riducono o inibiscono il livello di serotonina, come la fluoxetina (principio attivo dell’antidepressivo Prozac) o il Marplan (farmaco antidepressivo). Altro fattore che può aumentare la tossicità dell’ecstasy, è il suo livello di non purezza. L’esistenza di un mercato clandestino, che mette in commercio pasticche composte, da un miscuglio imprecisato di sostanze (è stata rilevata la presenza di alcune sostanze pericolose, come: stricnina, barbiturici, eroina, anfetamine, veleno per topi, vermifugo per animali domestici, piombo etc.) con una percentuale molto bassa di Mdma, è causa d’effetti fisici e mentali, imprevedibili e pericolosi.

Dopo 3-6 ore dall’assunzione d’ecstasy, segue un esaurimento di 5 HT, per avere entro 24ore, un normale ripristino dei suoi livelli. La diminuzione dei livelli serotoninici, costituisce la fase del down, caratterizzata da stanchezza, sonnolenza, depressione, irrequietezza, alta irritabilità. Questo quadro sintomatico può essere interpretato come un recupero fisiologico, ma per taluni il disagio è così alto, che cercano di mitigarlo, fumando l’erba, ingerendo un tranquillante, respirando protossido d’azoto (noto come “laughing gas”) o addirittura iniettandosi l’eroina.

Il vero problema, è constatare se l’uso protratto d’ ecstasy, possa comportare alterazioni psichiche persistenti. Ci sono documentazioni, che rilevano una psicotossicità cronica permanente, (perdita della memoria, flas-back, Pandora syndrome, ovvero una testa piena d’immagini che vengono dall’inconscio), ma a causa di un impianto metodologico debole, rimane difficile individuare se l’ecstasy, sia la diretta causa di queste turbe psichiche, oppure sia un agente slatentizzante di una già soggiacente turba psichica (effetto patoplastico).

Ketamina

Ketamina Sostanze Stupefacenti Droga
Ketamina – Droga

La Ketamina una sostanza nota nell’industria farmaceutica da almeno quaranta anni. E’ usata sia da medici che da veterinari, per avere un anestesia breve ma intensa. Di recente diffusione (a partire dalla fine degli anni settanta), nell’ambito ricreazionale, sotto i nomignoli di K, Special K, Ket, Cat Valium. I giovani la consumano come droga dance molto forte, e molto spesso, viene spacciata come ecstasy. La dose ricreazionale va dai 25-50 mg e si conosce due modi d’uso. Il primo, è l’iniezione della fiala per endovena o endomuscolo, che però è poco usata, poiché l’iniezione è molto dolorosa; l’effetto si ha dopo qualche minuto e dura tra i 45’ e i 90’ e si estingue entro 4-6 ore. Il secondo modo d’uso, è quello di trasformare il liquido delle fiale in polvere, attraverso il suo riscaldamento. La polvere ottenuta viene sciolta con un liquido acido come l’aranciata oppure viene fumata o sniffata. Per via orale l’effetto comincia non prima di 20’, dura fino a 90’ e si estingue entro le 8 ore; per via nasale l’effetto si manifesta entro 10’, ma dura solo fino a 30’e si estingue entro 90’.

L’effetti psichici prodotti dall’assunzione, è uno stato euforico e dissociativo (separazione del corpo dalla mente), spesso accompagnato da diversi livelli di dispercezione, come il “flanging” (ricezione delle sensazioni visive e uditive in forma ritmica frammentata e rallentata) o ancora più grave la diplopia (si vede doppio) e cecità caotica (immagini mal definite, tanto da diventare irriconoscibili). Mentre lo stato euforico si estingue, segue uno stato d’intontimento (“stoning character” ). I rischi, sono legati alla manifestazione degli effetti somato-neuro-tossici, come le vertigini, mancata coordinazione motoria, allucinazioni, delirio, disturbi visivi, trisma e convulsioni.

Anfetamine–metamanfetamine

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Anfetamina – Sostanza Stupefacente

Anfetamine e Metanfetamine sono degli stimolanti ed agiscono attraverso l’eccitazione delle vie dopaminergica ed adrenergica, provocando come effetti psicoattivi, un’iniziale euforia e sensazione di benessere simili a quelli prodotti dalla cocaina. A livello fisico, in fase acuta, determina un aumento del battito cardiaco, del numero di atti respiratori, della pressione arteriosa e della temperatura corporea.

La diffusione in ambito ricreazionale, è legata alla capacità, di determinare: socializzazione, eccitazione, motivazione, aumento dell’attenzione. La durata dell’effetti è di alcune ore e lascia come effetti indesiderati uno stato di depressione, comportamento antisociale e paranoia. Tra le anfetamine le sostanze più note in ambito ricreazionale, sono i solfati di anfetamine, speed, fischio, billy.

Le metamafetamine, come l’ice, crystal, shaboo, crack, sono più potenti delle comuni anfetamine, in cui l’effetto arriva a durare fino a 24 ore. Solitamente tali sostanze sono utilizzate per via orale, ad eccezione dell’ice, che è solitamente fumato, attraverso l’uso di pipe.

Inalanti

Il popper (nitrito di amile, butile, isobutile), è il più diffuso ad uso ricreazionale, e si trova generalmente in fialette il cui contenuto viene inalato. Gli effetti iniziano dopo 7-15 minuti dall’assunzione e durano per 30-90 minuti. Dopo l’inalazione, si avverte un senso di stordimento, che può essere seguito da vertigini e cefalee. E’ un eccitante, che provoca a livello del sistema nervoso centrale un maggior afflusso di sangue ed un rilassamento della muscolatura liscia (ivi inclusa quella degli sfinteri, di qui l’uso tra gli omosessuali). L’uso del popper, in concomitanza di altre sostanze, aumenta l’insorgenza di accidenti cardio-vascolari.

Cocaina

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Cocaina

La cocaina è l’estratto della foglia della pianta della coca, che si presenta come una polvere bianca, cristallina, quasi impalpabile e di sapore amaro. La polvere bianca è solitamente “sniffata” per via nasale. Il crack è un tipo di cocaina a base libera, ottenuto attraverso un processo di manipolazione chimica, denominato “free base”, che consiste nel riscaldare la cocaina con soda ed acqua, che appunto libera la cocaina dalla base cloridrato. L’elevato potenziale d’ induzione alla dipendenza, deriva dalla moltiplicazione degli effetti stupefacenti e stimolanti della cocaina che, non più appesantita dalla base cloridrato, agisce direttamente sulle terminazioni del sistema nervoso centrale.

La cocaina agisce su alcune sostanze che, nel nostro cervello, influenzano l’energia, la memoria, la vigilanza, l’umore e il piacere. Chi la consuma cerca energia, potenza e una forte stimolazione sessuale. Inoltre, tende a sopravvalutare se stesso, le sue capacità e a sottovalutare le conseguenze, magari rischiose, di ciò che fa: un vero pericolo se si guida o si è in situazioni in cui è meglio tenere a bada l’aggressività. I maggiori effetti negativi, a livello fisico, è l’ eventuale manifestazione di: tremori, ipertensione, tachicardia, temperatura che sale, difficoltà a mangiare e a dormire.

Quando l’effetto finisce, c’è il “down”: ci si sente stanchi, senza energie, si entra in depressione. E con il tempo e l’aumentare delle dosi, in fase di down si arriva a non provare più piacere per nulla. La cocaina da tossicomania, cioè dipendenza, non si riesce più a farne a meno in tempi molto rapidi. La dipendenza da cocaina è molto difficile da curare. Chi esagera si sente stressato, insonne, mangia male e, alla lunga, può avere problemi con le sue prestazioni sessuali. L’overdose, può portare alla morte per arresto cardiaco, convulsioni o paralisi respiratoria. Effetti collaterali e rischi, si moltiplicano se la cocaina viene fumata (crack) o iniettata in vena, perché arriva più velocemente al cervello. Il mix con alcol e altre droghe aumenta i rischi. Il consumatore cronico è spesso ansioso, irritabile, sospettoso e suscettibile. In casi estremi, può arrivare alla paranoia, al delirio e avere allucinazioni che sfociano in psicosi vere e proprie.

Lsd

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LSD – Droga Stupefacente

L’lsd è un semisintetico dell’acido lisergico. Comunemente chiamato “acido”o “trip”, è il più potente e diffuso allucinogeno. Viene consumato per via orale, attraverso la somministrazione di compresse dette micropunte oppure di francobolli di varie misure, imbevuti di una soluzione alcolica di lsd. La dose è di 150-300 microgrammi e gli effetti compaiono da 15’ a 1 ora dopo l’ingestione e durano 6-8 ore. L’lsd produce una modificazione delle percezioni spazio temporali, euforia ed alcuni effetti stimolanti.

Le distorsioni percettive sono frequenti, come il vedere suoni e il sentire colori, oppure la persistenza nel vedere immagini anche quando l’oggetto è scomparso (after image o trailing). Tutto ciò, accompagnato a rallentamento dei tempi di reazione, può comprensibilmente, rendere la guida di un autoveicolo un compito molto difficile. L’lsd può far salire la temperatura del corpo, aumentare la pressione del sangue, provocare tachicardia e dare un senso di vertigine e nausea.

Gli effetti cambiano, e di molto, a seconda del posto in cui ci si trova e dello stato emotivo e fisico di quel particolare momento. Può capitare facilmente che anche una lontana traccia d’inquietudine faccia cambiare la direzione del “viaggio” con ansia acuta, reazioni di panico, allucinazioni paurose che si autoalimentano e crescono fino a perdere il controllo e entrare in paranoia anche con deliri di persecuzione (bad trip). Il consumo anche di un solo francobollo in cui ci sia molto lsd può provocare depressione, paranoia, psicosi e “flashback”: a distanza, anche di molto tempo, il “viaggio” ritorna improvviso e inaspettato. Anche se, si consuma poco, personalità più vulnerabili possono rimanere a lungo squilibrate con danni permanenti. Il mix con alcol e altre droghe fa aumentare i rischi e gli effetti non ricercati.

Funghi allucinogeni

I funghi allucinogeni sono degli allucinogeni vegetali; in natura ne esistono di tantissime varietà e vengono ingeriti. Gli effetti più comuni, sono le distorsioni spazio-temporali e la loquacità. I rischi sono associati all’abuso, possono comportare forti allucinazioni, paranoia, vomito. Tra i più diffusi, c’è il fungo peyote e l’amanita muscaria, in gergo denominati ”funghetti magici”.

Oppio

Capsula e fiore del seme di Papavero: Oppio Droghe e Sostanze Stupefacenti
Capsula e fiore del seme di Papavero: Oppio

Lattice disseccato, ottenuto per incisione delle capsule del papavero bianco. L’oppio si assume per via orale o si fuma riscaldandolo. Gli effetti come tutti gli oppioidi, sono la riduzione della sensibilità al dolore, dell’ansia e del disagio. Gli effetti specifici, consistono generalmente in una sensazione di leggerezza, di immortalità, di prestanza intellettuale e fisica; la sensazione di piacere, è determinata dal blocco di stimoli spiacevoli, quali il dolore, l’angoscia, la paura e dall’attenuazione degli stimoli esterni. L’immaginazione viene esaltata, senza arrivare a delle vere e proprie allucinazioni. I rischi sono l’indebolimento fisico e psichico, la dipendenza.

Eroina

L’eroina è un derivato della morfina; si trova sottoforma di polvere finissima o granulare di colore bianca, marrone o rossastra a seconda della purezza. Il cobret è un tipo d’eroina, o più esattamente un prodotto intermedio di lavorazione ottenibile saltando la fase di acetificazione,che trasforma l’eroina base, in eroina cloridrato (iniettabile).

L’eroina può essere iniettata, sniffata e fumata. L’iniezione attraverso l’uso promiscuo di siringhe, aumenta il rischio di contrarre l’Aids, l’epatiti, la tubercolosi e le malattie veneree. Gli effetti sono un generale e diffuso stato di benessere, la scomparsa d’angosce e timori, l’annullamento del dolore fisico. Si istaura in breve tempo, una rapida assuefazione, dipendenza psichica e fisica, con tutte le conseguenze che questa comporta. L’uso continuo provoca la scomparsa degli effetti piacevoli, fino ad arrivare all’assunzione solo per restare “normale” e combattere la crisi d’astinenza. L’astinenza si manifesta dopo otto ore dall’ultima dose, con la comparsa d’ansia, sbadigli, sudorazione, lacrimazione, insonnia, vampate di calore alternate a sensazioni di freddo, crampi e dolori addominali; dopo trentasei ore spossatezza, aumento della pressione e della temperatura, tachicardia, respirazione rapida. La crisi può protrarsi fino a dieci giorni; secondo alcune ricerche, nei sei mesi seguenti si possono verificare insonnia, una sensazione imprecisata di malessere, depressione: tutti fattori che determinano delle ricadute.

L’uso dell’eroina porta ad un decadimento dello stato generale di salute: abbassamento delle difese immunitarie, carie e perdita di denti. Nelle donne si osserva una diminuzione di fertilità e la scomparsa del ciclo mestruale; in gravidanza aumenta il rischio d’aborto. La vita diventa disordinata e stressante, caratterizzata da sbalzi d’umore, con forti paranoie quando manca la dose d’eroina. Infatti, chi assume eroina, diviene rapidamente un emarginato e perde progressivamente tutti gli altri interessi; la necessità irrinunciabile d’eroina porta a considerare gli altri soprattutto come una fonte di denaro, con assillanti ricerche di prestiti e furti anche ad amici e familiari.

Marijuana / Hashish

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Marijuana – Droga Stupefacente leggera

La marijuana si crea dalle foglie e dai fiori secchi della cannabis, una pianta originaria dell’Asia, ma che è ormai coltivata e diffusa in tutto il pianeta. Comunemente conosciuta, come marijuana o “maria”, “erba”, “fumo”.

L’hashish, è la resina ricavata dalla pianta della cannabis, che solitamente viene impastata con del miele o del grasso animale, si trova sottoforma di tavolette di colore giallo-marrone o nero-verdastro. Solitamente, sia la marijuana, che l’hashish, sono fumati mescolati insieme al tabacco, ma possono essere, anche ingeriti, attraverso cibi o infusi. Gli effetti della marijuana e dell’hashish, sono quasi immediati e svaniscono dopo quasi tre ore: aumento delle percezioni sensoriali, aumento dello stimolo della fame, occhi arrossati e problemi di salivazione, diminuzione della pressione che, specie se si è assunto alcol, può provocare malessere nausea e svenimenti. Ci si sente subito rilassati e dopo l’iniziale euforia, un po’ confusi mentalmente.

Le “canne” rallentano i riflessi e quindi, messi così, confusi e poco concentrati, diventa pericoloso fare molte cose, soprattutto guidare. In generale, comunque, gli effetti sono legati allo stato d’animo dei consumatori, per cui se si è agitati o in ansia vengono amplificati gli effetti negativi e si sta ancora peggio. In alcuni casi e in soggetti che assumono forti quantità, si può verificare una modificazione dello stato emotivo con tristezza, tendenza all’isolamento, ansia ed apatia, assenza di partecipazione, disturbi dell’attenzione e della memoria identificati come “sindrome amotivazionle”.La cannabis inoltre ha un effetto di rottura nei confronti dei rapporti formali e gerarchici: i rapporti imposti dalle convenzioni vengono mal sopportati. Conseguentemente l’uso di cannabis, crea delle problematiche in situazioni in cui i rapporti, siano appunto di lavoro, di studio o comunque d’impegno e non di tipo ricreativo. A livello fisico, nel caso di forti dosi, è facile sentirsi male con una sindrome detta “collasso”, in cui si diviene pallidi, si suda freddo, si ha capogiri e nausea.

Alcol etilico

L’alcol etilico o etanolo, è una sostanza liquida incolore che si forma per fermentazione di zuccheri semplici. Vino, birra, distillati, superalcolici: mille forme di consumo del tutto lecite, che non devono far dimenticare, i rischi connessi all’uso di questa sostanza. Il consumo di alcol non è illegale, ma fa parte della nostra cultura. Questo porta a sottovalutarne i rischi, causando comportamenti dannosi per la salute fisica psichica e sociale. Si beve per rompere il ghiaccio verso gli altri, poiché il primo effetto è quello dell’ebbrezza: una sensazione di leggerezza, voglia di parlare, socievolezza, allegria. L’effetto dell’alcol, oltre che dalla quantità assunta, è determinato anche dal peso corporeo, dall’età, dal sesso per cui è bene conoscere le proprie reazioni all’alcol. L’uso continuato, per il fenomeno della tolleranza (aumento della quantità per ottenere i soliti effetti), può portare alla dipendenza. Con la dipendenza, si avvertono sintomi di mancanza della sostanza, tremori alle mani e alla lingua, crampi, nausea, ansia, irritabilità. A livello fisico l’uso continuativo d’alcol, provoca gastriti, ulcere, epatiti, cirrosi. A livello psichico, l’alcol porta dei cambiamenti d’atteggiamento, con la tendenza a diventare violenti, aggressivi, petulanti. Anche piccole quantità di alcol (un paio di bicchieri di vino, un boccale di birra, un bicchierino di superalcolico), possono determinare modificazioni della percezione del pericolo, della velocità, delle distanze e per questo l’alcol è causa di molti incidenti stradali.

Diffusione e Uso delle droghe e dell’Alcol

Loisir Notturno e Droghe: Un connubio pericoloso
La diffusione di sostanze stupefacenti nelle discoteche

L’uso di droghe e alcol, risulta correlato a momenti di socialità e divertimento, ed è concentrato nei luoghi dove si balla. Rispetto al “quando” si nota che l’abuso di alcol e l’uso di sostanze stupefacenti sono concentrati nel fine settimana ed aumentano con l’ora della notte. I soggetti consumatori d’alcol e di droghe, a scopo ricreazionale, non appartengono alle fasce sociali più svantaggiate o alle frange dell’emarginazione, ma vanno ricercati tra i giovani, gli studenti, gli impiegati, provenienti da categorie benestanti e acculturate. Per questi giovani, il rischio è collegato alla possibile futura dipendenza, ad eventi occasionali associati ad alterazioni (incidenti) o inesperienza (overdose), e dal consumo a lungo termine. La maggior parte ne fa un uso ricreativo contestuale, soprattutto nei luoghi del divertimento, e probabilmente solo una minoranza sarà interessata da fenomeni di dipendenza cronica e da conseguenti problematiche di disagio psico-sociale ed esclusione, tipici degli alcolisti e dei tossicodipendenti.

In rapporto alla sostanza stupefacente consumata ed ai modelli di consumo, si riscontrano notevoli differenze nelle condizioni sociali; le condizioni peggiori sono rilevabili tra i consumatori di eroina ed oppiacei e tra i tossicodipendenti cronici. Si è rilevato che le condizioni sociali dei tossicodipendenti, è caratterizzata da un livello d’istruzione basso (non essere mai andato a scuola; non aver completato le scuole elementari), da una condizione lavorativa di disoccupato e con una condizione abitativa precaria.

La tipologia del consumo di sostanze stupefacenti, all’interno della popolazione, si divarica su tre diversi livelli ed è correlata a fattori sociodemografici, alla percezione del rischio, agli stili di vita. Si distingue, un tipo di consumo come “esperienza una tantum” di sostanze stupefacenti, ovvero come un uso qualsiasi, nell’arco della vita di una persona. Un secondo tipo di consumo è denominato “uso recente” di sostanze stupefacenti, ovvero un uso qualsiasi nell’arco dei dodici mesi. Un terzo tipo di consumo è l”uso corrente” di sostanze stupefacenti, riferendosi ad un uso qualsiasi negli ultimi trenta giorni.

Il consumo di stupefacenti come esperienza una tantum e uso recente è superiore tra i giovani adulti (15-34 anni), che non nella popolazione nel suo complesso. La prevalenza di questi modelli di consumo fra i giovani adulti, si collega a un uso delle sostanze a scopo ricreativo, che appunto richiede uso contestuale al momento del divertimento.

Escludendo tabacco e caffeina, l’alcol è la sostanza psicoattiva maggiormente utilizzata dai giovani dell’Unione Europea. Si riscontra un aumento dei livelli d’ubriachezza e dell’uso corrente dell’alcol a fini ricreativi. Il bere da parte dei giovani fino ad ubriacarsi, denominato “binge drinking” (cinque o più bicchieri di seguito, negli ultimi trenta giorni), costituisce un crescete problema. In Italia oltre il 40% dei ragazzi, fanno un esperienza una tantum, di ubriachezza A ciò si connette la tendenza giovanile a coniugare l’uso d’alcol insieme a droghe illecite.

Riguardo al consumo di sostanze illecite, si concentra nei giovani adulti (15 -34 anni), soprattutto nella fascia maschile rispetto a quella femminile ed è prevalente nelle aree urbane, anche se recentemente si stia diffondendo nelle città più piccole e nelle aree rurali.  Tra le sostanze illecite il consumo di cannabis, risulta di uso più frequente in tutti i paesi dell’Unione Europea, ed è in costante aumento. In Italia oltre il 20 % dei giovani fa un uso di cannabis. Questo comportamento va di pari passo con l’atteggiamento di permissivismo verso l’uso di cannabis, che è andato progressivamente aumentando a partire dagli anni 90. L’esperienza una tantum della cannabis è molto più elevata rispetto all’uso recente o corrente: ciò fa supporre che l’uso della cannabis tende ad essere occasionale, oppure che viene interrotto dopo qualche tempo.

Le sostanze illecite diverse dalla cannabis (anfetamine, ecstasy, cocaina) sono consumate da percentuali molto inferiori da parte dei giovani adulti. Anche in questo caso il consumo regolare o pesante è raro; per la maggior parte delle persone si tratta di consumo di breve durata, ovvero l’esperienza una tantum di sostanze stupefacenti è nettamente superiore ad un uso recente.

Dopo la cannabis, le droghe di uso più frequente sono di solito l’ecstasy o le anfetamine. In passato, la prevalenza dell’uso di anfetamine era in genere superiore alla prevalenza dell’uso di ecstasy, ma oggi questa differenza è meno evidente. Come accade con la cannabis, i tassi più elevati in termini di esperienza una tantum ed uso recente, si riscontrano tra i giovani adulti. Alcuni indicatori fanno pensare che il consumo d’ecstasy abbia continuato a diffondersi in alcune aeree della popolazione giovanile urbana Europea. Da alcuni studi emergono tassi di prevalenza estremamente elevati tra questi gruppi, per quanto nella popolazione in generale, non si osservi un aumento pronunciato del consumo d’ecstasy. A differenza degli altri paesi Europei, in Italia tra i giovani adulti è superiore un consumo recente di cocaina, rispetto ad un consumo recente d’ecstasy e anfetamine. Mentre il consumo d’eroina nei giovani adulti, è in calo in tutti i paesi dell’ Unione Europea.

Il livello di diffusione dello sostanze stupefacenti, è direttamente collegato dalle rotte internazionali della droga. L’Italia, come è noto, non è un paese produttore di sostanze stupefacenti. Le droghe dunque giungono nel paese direttamente dai Paesi produttori e raffinatori, in relazione all’efficacia delle attività di contrasto, poste in essere dagli Organismi nazionali interessati. In Italia i flussi di cocaina e anche di cannabis, giungono a partire dalla diramazioni originate in sud-America e in Africa, dove si sono costituite vaste aree di stoccaggio. Mentre il traffico di anfetamine, ecstasy, allucinogeni parte dal mercato Europeo, in particolare dall’Olanda e dalla Polonia. Per quanto riguarda il traffico d’eroina, la rotta Cinese è quella principale.

Il numero di sequestri di stupefacenti in un determinato paese viene considerato, solitamente come un indicatore indiretto dell’offerta e della disponibilità di sostanze stupefacenti, per quanto esso rifletta anche le risorse, le priorità e le strategie delle forze dell’ordine .

La cannabis è la droga oggetto del maggior numero di sequestri in tutti gli Stati membri, eccetto il Portogallo dove prevalgono i sequestri d’eroina. Il numero di sequestri di cannabis è aumentato continuamente nell’Unione Europea a partire dal 1985, ma sembra essersi stabilizzato a partire dal 1999. Fin dal 1996 la Spagna, ha sequestrato il maggior quantitativi di cannabis, più della metà del totale sequestrato in tutta l’Unione Europea. In Italia sono stati sequestrati nel 2001 attorno a 53078 kg. di cannabis.[1] Per quanto concerne i sequestri di cocaina è emerso un complessivo aumento dei sequestri a partire tra il 1985 e il 2001[2]. Nel 2001, è stato segnalato un marcato aumento, dovuto principalmente ad un forte aumento del quantitativo totale di cocaina sequestrato in Spagna, che si conferma, come per la cannabis, con il livello più alto di sequestri. I sequestri di droghe sintetiche (anfetamine, ecstasy, lsd) sono aumentati in tutta l’Unione Europea tra il 1985 e il 1999, stabilizzandosi nel 2001.

Le discoteche e il mondo delle sostanze stupefacenti

La Discoteca e La diffusione di sostanze stupefacenti
La Discoteca e La diffusione di sostanze stupefacenti

L’uso di sostanze stupefacenti e d’alcol, risulta legato a momenti di socialità e di divertimento ed è concentrato nei luoghi dove si balla, come le discoteche. Questo comportamento da parte dei giovani, all’interno dei contesti del divertimento notturno, è spiegabile per la curiosità e per la sperimentazione di momenti emozionalmente forti. Inoltre il giovane considera come importante esclusivamente il momento presente, ovvero ciò che viene vissuto positivamente qui ed ora, senza una prospettiva riguardo alla conseguenza dei propri comportamenti, come se il tempo fosse costituito da attimi separati l’una dall’altro e non da un continuum presente. A questo atteggiamento, spesso si collega la tendenza a supervalutare se stessi e in particolare le proprie capacità di autocontrollo, associata ad una complementare sottovalutazione dei rischi connessi all’uso dell’alcol e-o di droghe. A questi fattori che spingono all’uso di alcol e di droghe, se ne aggiungono altri, come i comportamenti e gli stili di tipo imitativo all’interno del gruppo, la reperibilità sul mercato, occasioni favorevoli.

Oggi per i giovani, è molto più facile usare alcol e droghe per divertirsi, perché prevale un atteggiamento di permissivismo nei loro confronti. Le ricerche condotte, evidenziano un aumento da parte dei giovani, verso la propensione a trasgredire. Ciò è particolarmente vero per l’uso saltuario di “droghe leggere”, ovvero il fumare occasionalmente della marijuana, in cui ci si riconosce, ben il 40% dei giovani, tra i 15-24 anni. La possibilità di ubriacarsi, non è esclusa oggi, da ben il 70% dei giovani. Il 16% dei giovani ha un atteggiamento permissivo verso l’uso d’ecstasy in discoteca e un 7% è propenso verso l’uso di droghe pesanti, come l’eroina. Se in passato alcol e droghe, venivano considerate dai giovani come un elemento trasgressivo se non addirittura di protesta rispetto il mondo delle regole e del conformismo, oggi si osserva una progressiva “normalizzazione” dell’uso in genere, soprattutto per quanto riguarda l’uso delle droghe leggere e l’uso problematico dell’alcol. L’eroina, conserva ancora l’immagine negativa, legata allo stereotipo del tossico, emarginato socialmente; mentre le droghe leggere, fanno parte della normalità e quelle sintetiche insieme all’uso della cocaina, stanno perdendo una connotazione negativa, in certe fette di popolazione e in certi contesti.

In concomitanza ad un cambiamento di atteggiamento dei giovani, verso le droghe, è cambiato anche quello, verso la discoteca, che ha perso quella carica di trasgressione, che aveva all’inizio degli anni 90, caratterizzata dal fenomeno della techno e dall’uso di certe sostanze, come l’ecstasy.

Il fenomeno dell’ecstasy come droga culto del sabato sera e della discoteca, ha perso la sua centralità e quella forza trasgressiva, che aveva all’inizio degli anni 90, quando l’ecstasy accoppiata insieme alla techno music, spopolava nelle discoteche di tutta Italia. Oggi sono pochi i locali di tendenza che fanno solo musica techno, in quanto la maggior parte delle discoteche hanno un’offerta diversificata, principalmente con musica commerciale. Il giovane all’interno di una “rinnovata” discoteca, ben distinta e lontana da quella degli anni 90, si diverte, sfoggiando comportamenti esibizionistici sia nel vestire che nell’uso di sostanze, che si collocano all’interno di un atteggiamento di “normalità”. In questo contesto l’uso d’alcol è ideale, da solo o come substrato ad altre sostanze, per chi cerca nel divertimento del fine settimana, un passaggio obbligato dei modelli comportamentali socialmente più accettati, se non anche per un certo verso subiti.

I giovani d’oggi percepiscono una sorta d’”istituzionalizzazione” della discoteca, che ha influito nel mettere in crisi la discoteca come luogo della trasgressione. La trasgressione e l’uso più massiccio di altre sostanze si è spostato, in altri luoghi e momenti della notte: i rave legali e illegali, i locali che fungono da pre-dopo discoteca, (i pub, i bar, i disco-pub) oppure le feste private, in cui ognuno può autogestirsi a piacimento. Non solo la discoteca, ma anche tutti gli altri locali del loisir e degli spazi notturni, rappresentano per i giovani, un ambito privilegiato del consumo di alcol e droghe.

Dopo l’alcol le sostanze stupefacenti utilizzate a scopo ricreativo, in particolare nei luoghi legati al ballo e alla musica (ovvero la discoteca e tutti i locali che funzionano da pre-dopo discoteca) sono la cannabis, la cocaina, l’ecstasy e l’eroina. Oggi non solo nella discoteca, ma anche negli altri luoghi del divertimento notturno, è presente un offerta quantitativamente rilevante e diversificata di sostanze e dei potenziali consumatori.

Per i giovani nei locali notturni è relativamente facile reperire sostanze ed è anche facile avere occasioni in cui le sostanze sono offerte. Il 37% dei giovani tra i 15-34 anni, gli è capitato di sentirsi offrire cannabis, il 12% ecstasy, all’11% della cocaina, mentre l’offerta di eroina ha riguardato meno di quattro giovani ogni cento. La cannabis è la droga illegale, largamente dominante nella scena, e come le altre sostanze è di facile reperibilità, da qualche amico, a scuola, alla sala giochi, in discoteca e in tutti gli altri luoghi del divertimento notturno.

L’Alcol nelle discoteche

In discoteca rimane forte il problema dell’alcol, in quanto s’inizia a bere nei locali che funzionano da pre-discoteca (happy-hour, aperitivi, pizzerie, ristoranti, pub, bar, birrerie) e si continua in discoteca. L’alcol da sempre nella nostra cultura, all’interno del contesto della festa e delle relazioni interpersonali, è accettato. A maggior ragione, l’alcol nei locali del divertimento notturno, come la discoteca, rimane una sostanza, che si adatta bene a chi vuole divertirsi esagerando un po’, oppure per coloro che vogliono “sballarsi”, evitando di prendere droghe illegali, per paura o inesperienza. L’alcol è fra le sostanze psicoattive quella più diffusa e meglio integrata nel contesto culturale e sociale e il suo consumo è pienamente legale. Contrariamente alle droghe illegali, raramente è vissuto come sostanza marginalizzante, a meno che, non si sia consumato in “eccesso”.

In discoteca i giovani consumano soprattutto cocktail e superalcolici, per ottenere uno stato inebriante, adatto all’ambiente edonista della discoteca. Pur avendo dei costi elevati, i giovani non si privano di uno e più bicchieri d’alcol, necessari per raggiungere uno stato mentale “arzillo”, che “aiuta” a vivere il divertimento, in discoteca.

L’uso d’alcolici è parte integrante dello stile di divertimento giovanile, centrato sulla valorizzazione dell’uso inebriante dell’alcol. In Europa 57000 di adolescenti muoiono ogni anno a causa dell’uso d’alcol. Esemplificando, in Europa un decesso su quattro sui ragazzi tra i 15 e i 29 anni è dovuto all’alcol e si attribuisce il 10% del carico di malattie.

I problemi di salute, sanitari e sociali legati all’alcol non sono associati solo all’eccessivo consumo, ma insorgono anche a fronte di livelli di assunzioni moderate. A questo proposito è importante considerare che l’uso/abuso di alcol, oltre ad avere conseguenze dirette sulla salute, causando l’insorgenza di determinate patologie a differenti livelli di gravità, ne ha altre indirette. In primo luogo causa una spesa sociale considerevole, in termini di perdita di produttività e di costi per la salute, portando all’utilizzo di una quota significativa di servizi sanitari. Inoltre è considerato uno dei fattori diretti degli incidenti stradali, che portano al fenomeno delle “stragi del sabato sera”. L’alcol fra i giovani è spesso usato insieme ad altre sostanze e ciò fa aumentare i rischi verso la perdita di salute del giovane. Oggi i giovani, hanno accesso ad una serie più ampia di stupefacenti e sono più numerosi quelli che li consumano insieme all’alcol.

Attualmente l’abuso di alcol tra gli adolescenti, raramente esiste senza il concomitante uso di altre droghe, anche se l’alcol rimane la droga prevalente d’abuso tra loro. Emerge una poliassunzione fra i giovani, in cui la più diffusa combinazione è quella fra alcol-droga. Partendo dal presupposto che oggi, fra i giovani, “se non c’è lo scenario adatto non c’è assunzione”, la discoteca insieme ad altri luoghi del loisir notturno, si presenta come un contesto adatto per una poliassunzione di alcol e altre droghe. Tali sostanze sono consumate in gruppo, non c’è un rapporto privatistico come per l’eroina, ma le si prendono per sentirsi ancora di più “parte della tribù, per sfondare la notte”. Spesso l’alcol rappresenta una “sostanza di passaggio” all’uso sequenziale di altre droghe, ovvero è un trampolino di lancio verso l’uso di altre sostanze, seguendo un ordine cumulativo, che secondo alcuni studi, procede dall’alcol verso l’uso di sigarette, marijuana e cocaina.

Come ha messo in evidenzia il direttore esecutivo dell’OEDT Georges Estievenart in Europa l’uso di alcol e di droghe illegali, fra i giovani, è aumentato alla fine degli anni 90. Nonostante qualche segnale di stabilizzazione, non c’è nulla che indichi una generale diminuzione significativa. Perciò l’UE, deve adoperarsi a fondo per raggiungere l’obiettivo definito nel piano d’azione delle droghe e dell’alcol. Una delle soluzioni possibili è quella d’investire maggiormente nella prevenzione dei giovani detti “vulnerabili”, tra i quali l’uso di droghe e alcol è più elevato.

L’Ecstasy, l’lsd, le anfetamine: Nuove droghe e altre sostanze

L’Ecstasy, l’lsd, le anfetamine, si definiscono “nuove droghe”, ma in realtà proprio nuove non sono, se è vero che l’Mdma, è stata sintetizzata nel 1912, la dietilamide dell’acido lisergico nel 1938 e le anfetamine a fine 800. Sono invece originali le modalità e i contesti in cui si consumano queste sostanze, riscoperte all’inizio degli anni ’90 da una nutrita fetta di ragazzi, che ne ha fatto un ingrediente fondamentale del proprio modo di vivere la notte e il loisir. Sono utilizzate, in genere, in un tempo e in uno spazio ben precisi: il tempo del week-end, (inteso come zona franca in cui salta tutto ciò che appartiene al quotidiano e si dà via libera alla sperimentazione), e lo spazio della discoteca, del rave o di qualsiasi evento analogo in cui la musica techno, in tutte le sue varianti (soprattutto progressive e underground) domina la notte. Per questo, forse, più che “nuove”, e oltre che “chimiche” (o “di sintesi”) andrebbero definite “di contesto” (gli inglesi le chiamano “dance drug”, ovvero droghe da ballo).

Anche se queste sostanze, sono note in Italia già da qualche anno, cominciano a far parlare di sé attorno al 1990. In quel periodo, a seguito di tendenze anticipate negli Stati Uniti e nella stessa Inghilterra, assume connotazioni più precise un certo stile di vita del mondo giovanile, che ruota attorno al fine settimana, alla moda e alla musica di tendenza (house e techno). La discoteca, uno dei più importanti luoghi di aggregazione di massa di questi ultimi anni, torna in voga e in più, arrivano anche in Italia, i rave. Sull’onda di questa rivitalizzazione della club culture, fioriscono anche i fuori orario (after-hours). Il consumo di droghe di sintesi tende ad affermarsi soprattutto in questi contesti. Naturalmente non tutti (e sono davvero tantissimi), quelli che ascoltano la techno, vanno in discoteca o frequentano i rave, consumano anche queste sostanze. Così come non tutte le discoteche (o rave, etc) sono interessate da questo fenomeno, che è particolarmente osservabile in alcuni ambiti, quelli che vengono definiti “di tendenza”. Ma fra gli habitué della techno-notte, l’area degli sperimentatori e degli occasionali consumatori (cioè di chi usa una volta o due e poi smette) è probabilmente ampia.

Analizzare il rapporto tra nuove droghe e il divertimento in discoteca, significa prendere in analisi tre significati che sono associati al consumo di tali droghe: il significato del gruppo, il significato dell’ambiente, il significato del consumo individuale.

Per quanto riguarda il primo significato, il gruppo informale, è da intendere come “sistema di frequentazione”, cioè come contesto nei quali la comunicazione è insieme, intensa (interpersonale e intima) ed estesa (orientata al divertimento). Il consumo personale di sostanze stupefacenti ed il divertimento, sono compatibili con la frequentazione di gruppo, la quale, da una parte rispetta delle sperimentazioni personali e, dall’altra favorisce il divertimento. Tuttavia, tra gruppo e consumo di sostanze stupefacenti non c’è alcuna associazione diretta. In primo luogo il consumo di sostanze è individualistico e il gruppo viene sostituito da un ambiente spazio-temporale, nel quale il “popolo della notte” diventa un fattore molto più trainante della frequentazione. All’interno delle discoteca o dei rave, la frequentazione viene sospesa, perché è una struttura troppo ingombrante per un genere di contesti, centrati su un divertimento fisico, sensoriale. Insieme al gruppo, si va in discoteca o al rave, ma una volta entrati, le relazioni interpersonali su cui si fonda il gruppo, sono sospese. Contemporaneamente il consumo di “nuove droghe” non minaccia la frequentazione del gruppo, e per questo si configura come riferimento “rassicurante”, sulla normalità della situazione sociale e sul fatto che non si è dipendenti. Questo è un motivo che lega la frequentazione del gruppo al consumo di sostanze stupefacenti.

L’ambiente spazio-temporale dei luoghi del loisir notturno, soprattutto le discoteche, si presentano come luoghi istituzionalizzati della frequentazione, che tendono ad anestetizzare il divertimento di gruppo.

Per quanto riguarda il significato del consumo individuale, il consumo di “nuove droghe” si presenta sia alla sperimentazione personale occasionale che, sebbene in misura molto minore, ad un consumo più continuato e sistematico. Sono consumate soprattutto da giovani adulti, quasi esclusivamente maschi e assai spesso non studenti. Sono soggetti che non vivono una condizione socio-economica di disagio, ma all’opposto sono coinvolti in un ambiente consumistico. L’uso di nuove droghe, come l’ecstasy, risponde all’affascinante idea di “provare”, per vivere fino in fondo la propria vita, convinti così di poter valorizzare se stessi senza veri e propri danni, pervasi da un senso di sicurezza, più che interessati al rischio. Il fascino del consumo è nell’esasperazione di un mito del nostro tempo:la rivoluzione cognitiva, l’apertura infinita al possibile, l’indistruttibile lucidità di una mente libera.

In discoteca, come nei rave non si consuma solo “nuove droghe”, ma è diffusa una poliassunzione. E’ tipico dei giovani consumatori di “nuove droghe”, quella di prendere più sostanze, in una stessa sera. Molti bevono alcolici, soprattutto birra e cocktail. Molti aggiungono all’ecstasy dell’lsd (mezzo francobollo o uno intero) per accentuare l’effetto dell’mdma, oppure anfetamina o cocaina per poter ballare di più. Ormai la cocaina, ha abbandonato il suo status di droga “glamour”, legata solo al bel mondo e sta velocemente diventando, un’abitudine di consumo anche di questi contesti, sniffata come piatto forte della serata o per dare il tono ‘giusto’ a qualche altra droga. L’hashish, naturalmente, non manca. Si usa in genere alla fine: per far “scendere” l’eccitazione delle pastiglie, ma c’è anche chi fuma all’inizio, per far “salire” più lentamente lo sballo. Fra i classici consumatori di ecstasy, sono ancora molto pochi e legati a circuiti estremi e devianti, quelli che decidono di usare eroina. Eventualmente viene “tirata” al termine della loro notte, quando si accorgono di non riuscire a sedare l’ipereccitazione provocata da uso e abuso di queste sostanze, rischiando di diventare dipendenti da eroina senza rendersene conto. Per lo stesso motivo, quando capita, i più, prendono sedativi. Verso mattina la festa finisce. Allora, si sale in macchina e si cerca un posto dove far colazione. La maggior parte dei giovani tornano a casa, ma se da qualche parte, c’è un “fuori orario” qualcuno ci va, anche quando è distante. Arriva il primo pomeriggio della domenica. C’è chi va a dormire o si ferma in uno dei motel che stanno ai margini delle superstrade, a continuare a far festa; altri si dirigono allo stadio oppure a un After tea. E in un attimo è lunedì. Riparte la settimana, con i consueti ritmi di lavoro e di studio, che si cerca di mantenere fino al nuovo sabato.

La discoteca non si presenta come il solo spazio d’assunzione di una sola sostanza stupefacente, in particolare d’ecstasy, ma esiste un consumo di una pluralità di sostanze, tra cui spicca quello di cannabis, di cocaina e d’alcol. In secondo luogo, la discoteca non è l’unico contesto notturno, dove i giovani assumono droghe, ma c’è un consumo di sostanze per la tipologia d’offerta dei locali notturni, che parte dall’ happy-hour per arrivare all’after-hour.

Droghe e Sostanze Stupefacenti: La tossicodipendenza

Le persone sperimentano le droge e le sostanze stupefacenti per molte e diverse ragioni. Molti provano le droghe per curiosità, per avere delle sensazioni diverse, perché magari gli amici le stanno provando, o magari durante una attivita’ sportiva per migliorare le prestazioni atletiche. O ancora per facilitare e rendere lieve un problema, come lo stress, l’ansia o la depressione.

Sostanze Stupefacenti
Sostanze Stupefacenti

L’uso delle droghe non porta automaticamente ad un abuso di esse, e non esiste un livello specifico in cui il consumo di droga si sposta dal casual al problematico o alla dipendenza. Esso varia da individuo a individuo.

Il vero problema dell’abuso delle droga e della dipendenza non è tanto la quantità o la frequenza con cui una certa droga o sostanza viene consumata, ma ha a che fare con le conseguenze del consumo e abuso di sostanze stupefacenti.

Non importa quante volte o quanto poco si sta consumando: se il consumo di droghe sta causando problemi nella vostra vita (a lavoro, a scuola, a casa) o nei vostri rapporti, probabilmente hai un abuso di droga o un problema di dipendenza.

La dipendenza da sostanze stupefacenti: cominciamo a conoscerla

Molte persone non capiscono perché o come altre persone diventano dipendenti da droghe. Si da spesso, ed erroneamente, per scontato che i tossicodipendenti non hanno principi morali o forza di volontà e che avrebbero potuto smettere di usare droghe semplicemente scegliendo di cambiare il loro comportamento. In realtà, la tossicodipendenza è una malattia complessa. Ad esempio, anche il solo smettere di fumare richiede più di buone intenzioni o di una forte volontà.

Se siete preoccupati per il vostro uso di droghe o per l’uso che ne fa un vostro amico o familiare, è importante che ci sia l’aiuto e il supporto da parte di qualcuno.

Imparare a conoscere la natura della droga e della tossicodipendenza, come si sviluppa, ciò che sembra e perché può avere un potere distruttivo sul corpo e la vita di una persona, vi aiuterà ad avere una migliore comprensione del problema delle dipendenze e come trattarlo.

Che cosa è la dipendenza da sostanze stupefacenti o tossicodipendenza?

Dipendente da Droghe: effetti sul corpo
Dipendente da Droghe: effetti sul corpo

La tossicodipendenza è una malattia cronica del cervello che causa una compulsiva ricerca di una sostanza stupefacente e un uso di essa, con conseguenza dannose inimmaginabili per l’individuo dipendente e per coloro che gli stanno accanto.

Anche se la decisione iniziale di assumere sostanze stupefacenti è, nella maggior parte dei casi, volontaria, i cambiamenti che si verificano nel cervello nel corso del tempo, modifivano l’autocontrollo e ostacolano la sua capacità di resistere agli impulsi intensi di prendere sostanze stupefacenti.

Simile ad altre malattie croniche e recidive, come il diabete, l’asma, o malattie cardiache, la tossicodipendenza puo’ essere gestita con successo. Allo stesso modo di altre malattie croniche comunque, non è raro, per una persona tossicodipendente, ricadere e riniziare ad abusare di droghe e sostanze stupefacenti. La ricaduta, tuttavia, non signiifica “fallimento”, ma indica piuttosto che il trattamento dovrebbe essere reintegrato, migliorato o cambiato con un trattamento alternativo.

Cosa succede al cervello quando si prende una sostanza stupefacente?

Dopamina comanda le percezioni del nostro cervello
La dopamina regola le percezioni del cervello

Le droghe e le sostanze stupefacenti sono sostanze che alterano il modo in cui le cellule del norstro cervello inviano, ricevevono ed elaborare le informazioni. Ci sono almeno due modi in cui le droghe causano questa alterazione:

  1. imitando in modo alterato i “messaggeri chimici” naturali che viaggiano nel nostro cervello;
  2. stimolando eccessivamente il “circuito di ricompensa”, ossia la sensazione di piacere che proviamo.

Alcune droghe e sostanze stupefacenti, come marijuana ed eroina, hanno una struttura simile ai naturali “messaggeri chimici”, chiamati neurotrasmettitori,  che viaggiano nel nostro corpo. Questa somiglianza permette alle droghe di “ingannare” i recettori del cervello e di attivare le cellule nervose per inviare messaggi anomali.

Altre droghe, come la cocaina o metanfetamina, possono sollecitare le cellule nervose al rilascio anomalo di grandi quantità di neurotrasmettitori naturali che produce un messaggio fortemente amplificato e distorto per il nostro cervello.

Ad ogni modo, quasi tutte le sostanze stupefacenti, direttamente o indirettamente, alterano il sistema di ricompensa del cervello inondando il circuito con la dopamina. La dopamina è un neurotrasmettitore presente nelle regioni del cervello che controllano il movimento, l’emozione, la motivazione, e le sensazioni di piacere. La sovrastimolazione di questo sistema produce effetti euforici. Questa reazione mette in moto un sistema che “insegna” alle persone a ripetere il comportamento e a cadere, spesso, nell’abuso delle sostanze stupefacenti.

La Dopamina in Chimica
La Dopamina in Chimica

Quando una persona continua ad abusare di sostazne stupefacenti, il cervello si adatta ai picchi di dopamina provocati dall’utilizzo delle droghe picchi e, in sintesi e in poche parole,  produce meno dopamina naturale. In una situazione del genere, la persona che abusa di sostanze stupefacenti, deve continuare ad abusare delle droghe per portare il suo livello di dopamina al livello normale e naturale che sarebbe presente nel suo cervello nel caso in cui non assumesse sostanze stupefacenti.

A lungo termine l’abuso di sostanze stupefacenti provoca cambiamenti anche in altri sistemi del cercello che sono fondamentali per il giudizio, il processo decisionale, l’apprendimento e la memoria, e per il controllo del comportamento.

Tutto cio’ porta la persona dipendente da sostanze stupefacenti a prendere tali sostanze compulsivamente e a essere sempre sempre piu’ dipendenti.

In sintesi:

  1. Le droghe sostituiscono e / o alterano, nel cervello, sostanze prodotte dal corpo in modo naturale.
  2. La sostituzione e / o l’alterazione di tali sostanze naturali comprometteno il funzionamento del cervello creando sensazioni illusorie di piacere.
  3. Avere ed assumere la droga diventa così, per una persona dipendene, l’obiettivo più importante al mondo.
  4. Col tempo il cervello funziona in condizioni sempre più alterate, finché il corpo stesso accusa il colpo.

La guida sotto l’effetto di Alcol: fattore di rischio altissimo nella genesi dell’incidente stradale

L’uomo convive con l’alcol da oltre 6000 anni, esso ha lasciato molte tracce sia nell’arte, nella letteratura e nella cultura popolare ed ha avuto diversi significati a seconda del periodo considerato.

L’alcol ha rappresentato e rappresenta nelle diverse società, non solo una bevanda come le altre, non solo una componente dell’alimentazione, ma anche un elemento naturale “carico” di valenze simboliche, un mezzo di socializzazione e di comunicazione, uno strumento di estraniazione e fonte di problemi sociali. Purtroppo l’abuso di questo ha un’incidenza negativa causando patologie alcolcorrelate, incidenti stradali, rendendo difficili i rapporti sociali soprattutto nell’ambito familiare.

La ricerca sociale in materia di alcol ha tradizioni diverse a seconda dei Paesi, nel Nord-Europa è più sviluppata, mentre in Italia è ancora predominante l’approccio medico e l’interesse per le conseguenze psico-fisiche. Quindi in Italia è poco sviluppato l’interesse del bere come processo sociale simbolico. Ecco perché le scienze sociali possono apportare e contribuire ad una comprensione di questo fenomeno.

La distinzione tra le cosi dette culture “bagnate”, in larga misura rappresentate dai paesi che si affacciano al bacino Mediterraneo, e le culture cosi dette “asciutte” che caratterizzano in prevalenza i paesi anglosassoni, abbiano perso di incisività.

Oggigiorno, i processi di internazionalizzazione dei modelli del bere (in termini di valori d’uso,sostanze, contesti e modalità di consumo) hanno ridotto la distanza tra i due stili di consumo alcolico sottesi a questa distinzione. Sembra cioè meno facile di un tempo contrapporre al modello del gioioso consumatore latino, che esalta le valenze celebrative e socializzanti del vino in condivisione con gli altri, lo stereotipo del depresso bevitore scandinavo, che annega le sue tristezze in un bicchiere di birra o superalcolico.

La riduzione della distanza tra i due modelli ha segnato soprattutto le culture bagnate e in particolare per quel che riguarda l’Italia, quella giovanile, nel senso che i consumi si sono indirizzati verso le bevande nord-europee (birra e superalcolici) a discapito del vino.

Le indagini che ho fatto giungono a conclusione che in Italia soprattutto i giovani nella fascia di età compresa tra 14-30 anni fanno uso e abuso di sostanze alcoliche e si è notato che nel sesso femminile sta aumentando sempre di più il consumo.

Oggi possiamo notare che i ragazzi dispongono sempre di più dell’automobile e del motorino e alla luce delle statistiche e avvenimenti attuali, la guida sotto l’effetto di alcol rappresenta un fattore di rischio più potente nella genesi dell’incidente stradale grave o mortale.

Proprio per questo motivo, data l’alta prevalenza del consumo di bevande alcoliche soprattutto in età giovanile, è importante attuare campagne di prevenzione sull’educazione e salute alle problematiche alcologiche.

Guidare sotto l’effetto dell’Alcol

Effetti dell’alcol sulla guida

Gli effetti dell’alcol sulla guida sono ben noti. Esso agisce su diverse funzioni cerebrali (percezione, attenzione, elaborazione, valutazione ecc.), con effetti diversi e strettamente correlati alla quantità di alcol presente nel sangue, cioè al tasso alcolemico.

L’alcolemia è la concentrazione di alcol nel sangue che si esprime con il numero di milligrammi presenti in 100 millilitri di sangue. Tale valore è importante perché in relazione al suo aumento corrisponde un decremento proporzionale dell’efficienza psicofisica anche a livelli minimi di assunzione di bevande alcoliche.

Il limite legale per guidare è 50 milligrammi di alcol in 100 millilitri di sangue (0,5 gr. per litro di sangue). Non esistono argomentazioni certe per affermare quanto si può bere per superare questo limite. Varia da persona a persona e dipende dal peso, sesso, età, dal fatto di aver mangiato e da cosa si è bevuto. Alcuni individui raggiungono questo limite dopo  2 bicchieri di vino o 2 bicchieri di superalcolici.

In realtà l’abilità alla guida é influenzata anche solo da uno o due bicchieri di vino.

Effetti dell’alcol a livelli crescenti di alcolemie

    ALCOLEMIA ( mg./100 ml.)
 

Crescente tendenza a guidare in modo rischioso, riflessi leggermente disturbati

 20
La manovra dei freni diventa più brusca.  30
L’elaborazione mentale delle percezioni sensoriali è ridotta.  40

LIMITE    LEGALE

 50
Si possono commettere errori di guida abbastanza gravi.  60
Forte prolungamento dei tempi di reazione.  70
Deterioramento delle reazioni motorie e perdita delle capacità di precisione.  80
Diminuisce la capacità di adattamento all’oscurità; la valutazione degli ingombri stradali, della posizione del veicolo, della velocità e dei movimenti di guida è fortemente compromessa.  90
Il livello della capacità visiva e di attenzione, dei tempi di reazione si riduce ulteriormente, lo stato di ebbrezza è chiaramente visibile.  100

La guida sotto gli effetti di alcolici risulta condizionata da una minore prontezza di riflessi, minore capacità di fronteggiare gli ostacoli e maggiore sonnolenza.

Gia con mezzo bicchiere di vino si ha la tendenza a guidare in modo più rischioso rispetto a chi si mantiene sobrio.

Gli effetti dell’assunzione di bevande alcoliche sull’organismo variano da persona a persona a seconda del grado di tolleranza individuale e da una serie di altri fattori tra cui l’assunzione di farmaci, il pasto, il tipo di bevande assunte.

A seconda delle quantità di alcol introdotto si determina:

PROBLEMI VISIVI -l’alcol riduce la capacità visiva, può renderla confusa e può ridurre la visione notturna del 25%. Viene inoltre ridotta la visione laterale, rendendo difficoltosa la vista dei veicoli provenienti da destra o da sinistra (visione a tunnel).

SONNOLENZA -è un effetto dell’alcol anche in piccole dosi che porta ad un crollo dell’attenzione, altera la capacità di concentrazione, rende difficoltosa la coordinazione dei movimenti. E’ inoltre ridotta la capacità di compiere due o più azioni contemporaneamente.

FASE ECCITATORIA- caratterizzata da disinibizione, espansività, senso di euforia, iperattività, ridotto autocontrollo che porta ad affrontare i rischi che non verrebbero mai corsi in situazioni psicofisiche normali.

Con l’aumento dell’ assunzione l’effetto si modifica e si manifesta tristezza, depressione, incapacità del controllo psicomotorio, aggressività e violenza, nausea, vomito, vertigine fino al rischio di un vero e proprio coma etilico, cioè stato di confusione fino ad un sonno profondo, respiro rallentato, muscoli flaccidi, riflessi deboli, collasso e a volte morte per arresto cardiocircolatorio.

 

Alcolemia Effetti
0,25 g/l DISIBINIZIONE ECCITAZIONE La persona appare più espansiva e disinibita: un senso di benessere la rende più euforica e iperattiva. L’autocontrollo tende a diminuire e produce loquacità e riduzione della critica e del giudizio. L’umore cambia spesso tanto da oscillare rapidamente dall’espansività alla tristezza fino all’aggressività. Attenzione, tempi di reazione e memoria sono alterati.
0,50 g/l IMPACCIO MOTORIO INCOERENZA LOGICA Continuando a bere alcol, i movimenti diventano sempre più impacciati e scoordinati, la persona cammina a zig-zag e corre il rischio di inciampare e cadere. In questa fase di solito si è portati a parlare, molto ma il filo logico perde di coerenza. L’attenzione è scarsa e i tempi di reazione sono molto rallentati. Anche la vista e l’udito ne risentono.
Da 1,0 g/l

 

A 2,5 g/l

DISTURBI DELL’EQUILIBRIO E DELLA MARCIA CONFUSIONE MENTALE TORPORE Continuare a bere diventa pericoloso. Se si assumono ulteriori quantità di alcol possono comparire nausea, vomito e vertigini, la visione è alterata, mentre risultano accelerati il battito del cuore e la frequenza del respiro. La persona appare rossa, accaldata, sudata, ansimante.
4,0 g/l COMA Si corre il rischio, infine, di cadere in un sonno profondo che può arrivare fino al coma.

In quanto tempo cessano gli effetti dell’alcol?

“Quando ingeriamo una bevanda alcolica, l’alcol entra rapidamente nel sangue aumentando il livello di alcolemia e si riscontra:

  1. una fase in cui l’alcolemia cresce, fino ad un massimo di mezz’ora dopo, se l’ingestione è stata a digiuno ; ¾ d’ora – 1 ora dopo se fatta in corso di un pasto.

Se la bevanda alcolica è assunta nel corso di un pasto, l’alcolemia raggiunge livelli inferiori di circa 1/3  rispetto ad un’assunzione a digiuno. Gli alimenti grassi e gli zuccheri ritardano l’innalzamento dell’alcolemia. Se è stato ingerito dell’alcol, quando la dose precedente non è ancora stata eliminata, si ha un’accumulo.

Nel corso della giornata si verificano situazioni in cui sono presenti bevande alcoliche: uno spuntino, la pausa per il pranzo, ricevimenti, riunioni di lavoro ecc.

  1. una fase in cui l’alcolemia decresce. Il tempo di eliminazione dell’alcol è in funzione della quantità ingerita. Questa eliminazione è suscettibile di forti variazioni individuali, ma contrariamente a quanto si pensa né il freddo, né lo sforzo fisico, né il caffè o una doccia fredda la accelerano. Chi svolge lavori pesanti non elimina più in fretta l’alcol rispetto ai lavoratori d’ufficio o sedentari.

Chi guida dovrebbe aspettare almeno questo numero di ore prima di mettersi al volante.

Come si rileval’alcol nel nostro corpo?

L’alcolemia si rivela attraverso l’esame del sangue o attraverso l’alcol test. Esiste infatti un rapporto diretto ha l’alcol presente nel sangue e quello dell’aria espirata.

In Italia viene utilizzato l’etilometro.

L’etilometro è uno strumento portabile per la misura rapida ed affidabile della concentrazione alcolica nel respiro e nel sangue. La rilevazione del tasso alcolemico viene effettuata sull’aria espirata dai soggetti in appositi boccagli monouso, collegati all’apparecchio.

L’esecuzione di un test inizia chiedendo alla persona quanto tempo è trascorso dall’ultima assunzione di sostanze per bocca o fumo o equivalente, dato che alcune sostanze anche “non alcoliche” possono influenzare il risultato della misurazione. E’ necessario assicurarsi che i soggetti esaminati non abbiano assunto nulla negli ultimi 20 minuti. Attendere, inoltre, almeno due minuti se il soggetto da esaminare ha appena finito di fumare. Anche l’assunzione di acqua prima del test può alterare la prova, poiché tale sostanza raffredda la bocca e diluisce la saliva, riducendo temporaneamente la quantità di alcol nel respiro e quindi della misura.

Si prende un boccaglio nuovo e si inserisce nell’apposito alloggiamento dell’alcolimetro. Il soggetto, dopo una profonda inspirazione, deve soffiare attraverso l’imboccatura del boccaglio con forza sufficiente. L’espirazione deve essere continua (e non dovrà essere interrotta) finché si ha il segnale dell’avvenuto campionamento. Se il soggetto smette di soffiare prima del segnale, non si otterrà il prelevamento del campione da esaminare e quindi dovrà ripetere l’esame.

Una volta prelevato il campione, lo strumento impiega circa 20-30 sec. per generare il segnale necessario alla determinazione del contenuto di alcol. Sul display compariranno i valori della concentrazione ottenuta. Il valore che compare sul display rappresenta la concentrazione di alcol nel sangue (o nel respiro) di un determinato soggetto in un momento preciso. Se vengono effettuati due campionamenti successivi sulla stessa persona, a seconda dell’intervallo di tempo intercorrente tra le due misurazioni, la lettura potrebbe essere più alta o più bassa, a seconda che il soggetto si trovi in fase crescente o decrescente rispetto la concentrazione di alcol.

Inoltre la modalità nella quale il soggetto effettua l’esame, può influire sul risultato anche se lo strumento è stato disegnato appositamente per minimizzare tali errori.

 

Il ruolo della famiglia nell’alcolismo maschile e femminile

La famiglia sembra avere un ruolo importante nell’alcolismo maschile, soprattutto quando c’è un padre alcol-dipendente. L’alcolismo femminile non è necessariamente collegato ad un padre con il problema dell’alcol, piuttosto basta una figura paterna autoritaria, iperprotettiva, severa e che mostri una esagerata predilezione per la figlia a spingere una donna, con un bere già problematico, ad eccedere. Si può pensare che nell’infanzia si determini una predisposizione, una potenzialità che potrebbe concretizzarsi oppure non emergere mai in età adulta, a seconda dell’entità dei conflitti e dei fattori esterni. Il maschio alcolista cresciuto in un nucleo familiare di questo tipo, cerca la moglie iperprotettiva e più anziana in grado di dargli un rapporto di tipo materno. La donna spesso sposa un bevitore, pur sapendolo prima, nel tentativo di riprodurre lo schema familiare già vissuto e convinta di poterlo correggere.

In un figlio di genitori alcolisti gli esiti e le conseguenze sullo sviluppo sono molteplici e di varia natura, riassumibili in:

Problemi d’identificazione, di socializzazione e di scarso adattamento in adolescenza.

Disturbi della propria immagine a volte con manifestazioni  di natura fobica, ipocondriaca o isterica.

Disturbi d’elaborazione dell’aggressività, che può  portare, in età adulta, a scaricarla in modo diretto o indiretto e a smorzare quest’inconciliabile situazione d’ambivalenza, bevendo in eccesso.

Disturbi dell’affettività per il messaggio contrastante e confuso dato dal padre a livello d’affetto che spesso porta ad un’alleanza con la madre e ad una dipendenza, quando lei è possessiva, o ad una crescita rapida e anomala nella fase evolutiva, quando lei lo spinge a diventare grande velocemente.

Alcol e aspetti psicologici

Spesso i disturbi affettivi, possono verificarsi in concomitanza ed è molto difficile capire se l’uno è precedente all’altro e viceversa.

Depressione come conseguenza dell’alcolismo

Spesso è la conseguenza dell’alcolismo, ma in molti casi rappresenta la causa dell’insorgenza dell’alcolismo .

L’Alcol come sollievo per la Tristezza

Porta sovente alla ricerca di meccanismi di sollievo come l’alcol, che diventa o il mezzo euforizzante o lo strumento di autodistruzione e di punizione.

La Nevrosi Isterica e l’Alcol

Il soggetto tende alla trasformazione simbolica sul piano somatico dei conflitti interni, quindi tende a cambiare idee e sentimenti, trasforma i propri affetti in comportamento (svenimenti, sceneggiate…), cambia umore spesso, vuole essere al centro dell’attenzione senza sforzarsi troppo, seduce ma senza impegno, manipola la realtà, ha un atteggiamento irritante e lotta fra un bisogno di dipendenza e sottomissione e uno di affermazione. Questa è la condizione tipica dell’alcolista, che tende a esteriorizzare i problemi interni nel gesto del bere, perciò le sue difficoltà si concretizzano nell’atto e diventano più affrontabili e risolvibili.

La Nevrosi fobica puo’ scatenare l’abuso di Alcol

Le paure e l’ansia, il continuo stato di allarme, diventano i fattori che scatenano l’abuso di alcol per il suo dubbio effetto ansiolitico, perciò il bere fino allo stordimento diventa un efficace palliativo.

Nevrosi ossessiva: le persone affette da nevrosi ossessiva spesso abusano con l’alcol

La rigidità di pensiero, l’incapacità di andare oltre il particolare e di collegare più elementi per formare il tutto, la rigidità emotiva, il tentativo di sostituire i sentimenti con la razionalità, le crisi persecutorie, di spersonalizzazione e di rabbia caratterizzano le persone affette da nevrosi ossessiva e queste abusano con l’alcol in quei momenti di particolare ansia e alternano periodi di consumo con tentativi di recupero per il timore di perdere il controllo della situazione.

L’alcolismo come conseguenza del disturbo da ansia

L’alcolismo è probabilmente la principale conseguenza del disturbo da ansia generalizzata, situazione caratterizzata da una sensazione di allarme continua, come se dovesse accadere qualcosa da un momento all’altro, da tremori, contratture muscolari, da irrequietezza motoria, da formicolii, da battito cardiaco accelerato, da una sensazione di soffocamento.

Attacchi di panico: L’alcol come calmante

Si verificano crisi di terrore non scatenate da alcuna particolare situazione, così “a ciel sereno”. L’alcol, in questi casi, funge da calmante, procura un temporaneo sollievo tanto che questi pazienti non affrontano certe situazione senza prima aver bevuto qualcosa.

Disturbi della personalità

Causati essenzialmente da un atteggiamento troppo rigido, non adattivo che causa una significativa compromissione nei rapporti sociali e lavorativi, sono di frequente associati all’abuso di alcol.

Disturbo antisociale: coloro che hanno un comportamento irresponsabile e antisociale, assumono spesso l’alcol

Le persone che hanno un comportamento irresponsabile e antisociale, che non accettano le regole, anzi tendono a infrangerle volutamente, assumono spesso l’alcol e ne abusano, questo proprio per identificarsi in un modello di vita antisociale e quindi ricco di elementi come la rissosità, la promiscuità o l’aggregazione in bande; in genere appartengono a questa categoria i giovani al di sotto dei 30 anni incapaci di sostenere un’attività lavorativa stabile e continuativa, irritabili e aggressivi. Questa particolare situazione presenta una certa familiarità, infatti è possibile ereditare dall’ambiente familiare la predisposizione al disturbo e la tendenza all’etilismo.

La timidezza: punto di partenza per l’abuso di alcol

In alcuni soggetti giovani la timidezza, il timore di un giudizio negativo, il disagio sociale, le insicurezze sono i punti di partenza per l’abuso di alcol, che ha, per loro, una funzione di facile conforto. A questa categoria appartengono quegli alcolisti chiusi e introversi, che trovano nell’alcol il coraggio per esprimersi, per farsi valere, per manifestare quanto è represso, per partecipare alla vita rimanendo comunque in disparte.

Altri disturbi legati all’assunzione di Alcol

Ci sono persone che bevono perché si sentono sempre in uno stato di tensione elevato, generato dal timore, immotivato, di essere sfruttati o danneggiati, mentre altri bevono perché sono troppo sottomessi e dipendenti, indecisi e a disagio di fronte alle critiche. Facilmente predisposti all’alcol sono le persone sempre alla ricerca di attenzioni, di lodi, di rassicurazioni, di compagnia e incapaci di tollerare le frustrazioni. Il soggetto narcisista, che va incontro a crisi di rabbia e a umiliazioni non espresse, che ha una grande autostima, tendenzialmente rifugge l’alcol, ma saltuariamente incorre in eccessi alcolici

Alcol e Donne

Le abitudini delle donne sono profondamente cambiate anche nei confronti dell’alcol, tanto che oggi tra il sesso femminile l’assunzione di alcol è regolare e l’alcolismo ha un tasso d’incremento superiore a quello maschile.

Negli ultimi anni questo fenomeno è diventato di rilevanza sociale, anche perché gli studi fatti fino ad oggi non hanno approfondito bene il problema dell’alcolismo in campo femminile. I motivi di questo sono da ricercarsi nel fatto che spesso l’etilismo femminile non è facilmente rilevabile, essendo sovente confinato nel privato o dissimulato per l’elevata riprovazione sociale; inoltre le implicazioni sociali del fenomeno sono sempre state meno gravi, proprio perché la donna era meno responsabilizzata dell’uomo, infine fino a qualche anno fa il problema era trascurabile per la netta preponderanza di uomini etilisti.

La donna impiega un tempo più limitato dell’uomo per diventare un alcolista e, per la maggior vulnerabilità dell’organismo femminile nei confronti dell’alcol, condizione questa determinata dalle diverse modalità di assorbimento gastrico, sviluppa molto rapidamente le complicanze epatiche e psichiatriche correlate all’abuso .

La mortalità alcol-correlata in una fascia d’età compresa fra i 30 e i 34 anni è oltre tre volte superiore rispetto all’uomo. Oggi si calcola che il numero delle donne alcoliste corrisponde a 1/4 di quello degli uomini e la percentuali di ricoveri fra le donne etiliste è triplicata. I numeri variano molto tra i vari paesi e regioni, tanto che negli Stati Uniti alcuni studiosi dicono che un etilista su due è una donna.

La donna vive un alcolismo reattivo, cioè preferisce bere da sola, nascondendosi e l’alcolismo rappresenta il rifiuto per il proprio ruolo matrimoniale, una reazione esagerata a situazioni intollerabili o alla menopausa vissuta come un segno di inevitabile declino. Il fattore predominante nella donna nel determinare un abuso di alcol è la motivazione psicologica, legata spesso al ruolo sessuale e alle funzioni fisiologiche, mentre nell’uomo assumono primaria importanza i fattori socioculturali e la consuetudine.  Il ruolo, i compiti diversi e, quindi, la nuova immagine femminile dei nostri giorni, espone la donna nei confronti dell’alcol esattamente come l’uomo. La donna madre e lavoratrice è sottoposta a livelli di lavoro e di fatica elevati, a flessibilità di orario, a mobilità, a disponibilità, insomma a esigenze in contrasto con quelle classiche del ruolo femminile mentre la donna che, per scelte di carriera professionale, ha procrastinato il matrimonio e la maternità avverte, a un certo punto, un senso di inadeguatezza sotto la pressioni di stereotipi sociali tuttora attuali. Sono situazioni che creano conflitto, frustrazioni, senso di inadeguatezza e che, a lungo andare influiscono sull’uso di alcol. Anche la casalinga intorno ai 30/40 anni, essendo spesso insoddisfatta del suo ruolo, cerca un alternativa di maggiore interesse al di fuori del nucleo familiare, all’interno del quale vive una condizione di frustrazione che la espone ad un alto rischio per l’alcolismo.

Le donne che hanno avuto parenti etilisti, specialmente il padre, o che sposano persone dedite all’etilismo, spesso sviluppano problemi inerenti all’alcol e arrivano all’abuso attraverso atteggiamenti diversi, elaborate trasformazioni del loro ruolo e della figura del marito, comportamenti di fuga regressiva mirati a trasmettere al loro compagno un messaggio di ribellione e di libertà o a ricercare una compensazione per antiche carenze e rigori infantili eccessivi vissuti nell’infanzia

Alcolismo e problemi alcol correlati

I consumi di bevande alcoliche, nonostante le attuali tendenze alla loro riduzione, continuano a rappresentare un notevole problema di sanità pubblica in Italia. Le stime disponibili, relative ai soli danni organici da alcol sono valutate al minimo oltre i 10.000 miliardi di lire all’anno; infatti, tali stime non tengono conto dei danni psico-socio-relazionali e familiari, come i disordini affettivi nei conviventi di persone con problemi e patologie alcol-correlate (PPAC), le loro giornate di lavoro perse, le violenze tra le mura domestiche, sui minori, etc.: per questi danni non biologici da alcol, che pure incidono pesantemente nelle stime complessive dei costi, non ci sono dati disponibili poiché è molto difficile quantificare il loro peso.

Gli organismi sanitari internazionali (OMS, Consiglio d’Europa) si sono da tempo posti l’obiettivo di impostare campagne d’educazione alla salute in campo alcologico. Per tali iniziative è del tutto prioritario acquisire informazioni precise su produzione, consumi (quantità, modalità, tipologia) e indici di danno (e/o effetti protettivi su aspetti fisiopatologici specifici) relativi al consumo di bevande alcoliche.

In tal senso appare importante non trascurare i modelli socio- antropologici (e le loro trasformazioni) associati al consumo delle varie bevande alcoliche, essendo questi patterns frutto di un retaggio culturale, per lo più millenario, che si caratterizza in modo diversificato, non solo a livello nazionale, ma anche a livello di comunità locale.

Nelle regioni dell’area mediterranea, dell’Italia in particolare, risulta ad oggi prevalente un modello di consumo che privilegia il valore d’uso alimentare delle bevande alcoliche (in particolare consumo di vino, ai pasti, in famiglia). Tuttavia è ormai opinione comune che si stiano realizzando, anche per i comportamenti legati al consumo di bevande alcoliche, alcune trasformazioni dei modelli prevalenti: per cui si assiste in maniera più o meno graduale al cosiddetto fenomeno della “internazionalizzazione dei consumi”, con modificazioni comportamentali che tendono all’acquisizione di modalità estranee alla cultura fino ad oggi prevalente (per esempio i paesi del Nord – Europa tendono a consumare più vino che in passato ed i paesi dell’area mediterranea tendono a consumare più birra).

Aspetti clinici delle problematiche e patologie alcol correlate

L’alcolismo deve essere considerato un problema multidimensionale che coinvolge, oltre che lo stato di salute fisica e psichica, anche i rapporti sociali dell’individuo nel senso più ampio del termine. Se non si tiene presente ciò è facile incorrere in una visione settoriale del problema, in genere conforme alla professionalità di chi compie l’osservazione: è per tale motivo che l’alcolismo è stato visto nei secoli come un vizio dai moralisti, una malattia mentale dagli psicologi, un aspetto della dipendenza dai tossicologi, una causa di malattie organiche dai medici. Per un corretto inquadramento del paziente è invece opportuno tenere presenti tutti gli aspetti con cui l’alcolismo si può manifestare.

Patologie correlate ad assunzione acuta di alcol

Lo stato di intossicazione alcolica può essere causa di incidenti in casa, sulla strada e sul lavoro: basta pensare ai rischi che possono correre coloro che lavorano su impalcature o che usano macchine che richiedano attenzione.

Studi di incidentistica stradale hanno mostrato che spesso sono coinvolti in incidenti soggetti che guidano in stato di ebbrezza. L’alcol determina, infatti, un’alterazione della visione laterale e una diminuzione dei riflessi e quindi il rischio di incidente si fa più elevato. L’assunzione rapida di alte quantità di alcolici è responsabile di uno stato di intossicazione acuta i cui sintomi dipendono dalla concentrazione ematica di etanolo.

  Intossicazione acuta  
  g / l Effetti
Alcolemia 0,3 Loquacità, euforia
0,5 In coordinazione motoria
Ubriachezza
Semplice Disartria
Patologica 1.00 Atassia
Dipsomania 2.00 Confusione mentale
Coma etilico 3.00 – 4.00 Stupore, coma
5.00 Arresto cardiorespiratorio

Tabella – Intossicazione acuta.

Per chiarire ciò che l’alcol fa all’organismo, bisogna spiegare qual è il suo percorso all’interno del nostro corpo dopo averlo ingerito, cioè come viene assorbito, come viene distribuito, il suo metabolismo e la sua eliminazione. L’etanolo, dopo essere stato ingerito, passa dal tubo digerente alla corrente sanguigna, viene assorbito totalmente e in modo estremamente veloce, specialmente nel cervello dove raggiunge una concentrazione simile a quell’ematica e ha quindi una rapida azione. Il 90/95% dell’alcol ingerito viene degradato, soprattutto a livello del fegato, e questo processo causa la formazione di composti dannosi per l’organismo. Nell’ultima fase la sostanza non metabolizzata viene eliminata, principalmente attraverso i reni e i polmoni.

 Assorbimento dell’alcol nel nostro corpo

L’assorbimento dell’alcol è totale ed estremamente rapido; infatti, inizia immediatamente dopo l’ingestione e si completa in un tempo variabile dai 15 ai 40 minuti. La sua presenza nel sangue è riscontrabile entro cinque minuti dall’ingestione e raggiunge la massima concentrazione ematica in un tempo compreso tra i 30 minuti e due ore. L’assunzione contemporanea di alcol e di farmaci o di droghe incide notevolmente sull’efficienza psico-fisica di una persona; inoltre l’effetto ottenuto può essere talmente amplificato al punto di non essere prevedibile e quantificabile. Mai, dunque, bere alcol associato all’uso di tranquillanti, di stimolanti, come l’anfetamina o la cocaina, di antistaminici, antidolorifici o di oppiacei, come l’eroina o la morfina, perché la loro combinazione potenzia gli effetti di entrambe le sostanze.

Distribuzione del corpo nel notro corpo: la diffusione di una sostanza nei diversi compartimenti dell’organismo

Per distribuzione s’intende la diffusione di una sostanza nei diversi compartimenti dell’organismo. L’etanolo ha una rapida diffusione e distribuzione. Tanto maggiore è la vascolarizzazione di un organo, tanto più immediati saranno gli effetti dell’alcol: i primi distretti ad essere interessati dalla diffusione dell’alcol sono quindi il sistema nervoso centrale e, subito dopo, il fegato, i reni, il cuore. In un secondo tempo vengono interessati anche i muscoli, perché sono organi a perfusione lenta, e il tessuto adiposo, nel quale l’etanolo tende a depositarsi; per questo le persone grasse possono aver una maggior resistenza alla sostanza di quanto dimostrino di avere le persone magre.

Metabolismo

Il 90-95% dell’etanolo introdotto va incontro a complesse trasformazioni, che si svolgono quasi esclusivamente a livello epatico, perciò il fegato è l’organo più esposto agli effetti dei prodotti tossici che si sviluppano come conseguenza della degradazione dell’alcol.

Nella donna la quantità di alcol metabolizzato nello stomaco é di 4 volte inferiore a quella dell’uomo, perciò l’etanolo immesso nel circolo ematico è nettamente superiore nel sesso femminile a parità di quantità ingerita.

Lo stato di ipersensibilità che alcuni soggetti dimostrano di avere nei confronti dell’alcol si spiega almeno in parte con la variabilità del sistema enzimatico che interviene nell’ossidazione dell’etanolo: in queste persone l’ingestione di dosi anche piccole di bevande alcoliche causa rapidamente rossore al viso, capogiri e nausea.

Tossicità dell’alcol

La tossicità dell’alcol, si manifesta su numerose strutture causando gravi conseguenze. Oltre ai danni sul fegato, che costituisce l’organo essenzialmente deputato alla trasformazione dell’alcol, il bevitore cronico subisce danni allo stomaco, quali gastriti, emorragie e ulcere, disturbi a livello del sistema nervoso, con manifestazioni dolorose alle gambe e alle braccia, disturbi di ordine psicologico, come depressione, alterazione della capacità di giudizio, di autocontrollo e di coordinazione, ipertensione, carenze vitaminiche, disturbi sessuali, danni cerebrali, malattie muscolari, cancro alla bocca, all’esofago, alla gola. Il bere in eccesso provoca, insomma, gravissimi danni ed è causa di morte per molte persone (si fa una stima di 30.000 morti all’anno in Italia). Le principali condizioni che portano alla morte sono alcune patologie come la cirrosi epatica e i tumori, condizioni metaboliche particolari, come l’acidosi o l’ipoglicemia, ma anche gli incidenti stradali e il suicidio.

 Eliminazione edll’Alcol dal nostro corpo

L’eliminazione avviene principalmente attraverso i reni e i polmoni, ma piccole quantità possono comparire anche nella saliva, nel sudore, nelle lacrime, nella bile, nel succo gastrico e nel latte.

Immaginando di quantificare la quantità di alcol bevuta come un’unità, si può dire che il nostro corpo impiega un tempo compreso tra uno e quattro ore per smaltirne un unità e per liberarsi dei suoi effetti tossici. E’ quindi difficile la ripresa dopo una bevuta eccessiva, perciò quel senso di malessere e di confusione che l’accompagnano perdurano per un tempo più lungo quanto più grande è la quantità di alcol ingerita.[1]

La morbosità e la mortalità alcol correlate

Per quanto riguarda il problema della soglia di bere sicuro, la popolazione viene attualmente divisa, in considerazione del consumo alcolico, in tre categorie: astemi, ovvero coloro che, con motivazioni diverse, non hanno mai assunto alcol; astinenti, ovvero coloro che ne hanno interrotto l’assunzione; alcolisti, ovvero coloro che hanno sviluppato dipendenza (si vedrà più oltre che questa è solo una delle possibili definizioni di alcolismo).

Può ancora succedere di incontrare altri due termini: bevitori moderati e bevitori inadeguati, che, attualmente, anche se ancora correntemente usati, non consentono di inquadrare i soggetti con sufficiente correttezza. Ciò in funzione dell’evolversi del pensiero sul concetto di “dose sicura”; infatti, dalla soglia dei 120 grammi pro capite di alcol anidro/die degli anni 60, si è successivamente passati ai 60 grammi / die per i maschi e 40 per le femmine od anche ai 40 e 20 grammi, rispettivamente per maschi e femmine. E’ importante far notare che alle donne sono sempre state “concesse” dosi inferiori rispetto agli uomini; ciò in relazione ad una maggior sensibilità all’alcol dell’organismo femminile. Ancor più recentemente è comunque prevalsa l’opinione che l’assunzione di alcolici costituisca un comportamento a rischio le cui conseguenze sulla salute sono modulate da fattori di varia natura, di tipo individuale (fattori genetici, razza, sesso, età, modalità di assunzione, abitudini alimentari, stato di salute) e che aumentando l’entità dell’esposizione – intesa come quantità assunta e tempo di assunzione – aumenti la probabilità di andare incontro a patologie alcol correlate. Per le ragioni esposte, ormai da alcuni anni, anche l’OMS non parla più di bere “adeguato”. Queste considerazioni che hanno una ricaduta importante nella pratica quotidiana del medico, sovente richiesto di indicare una dose “sicura” dai propri pazienti, hanno anche una valenza rilevante nella definizione dei problemi alcolici di una popolazione, nel senso che elevate morbosità e mortalità alcol correlate sono comunque indicatori puntuali di consumi importanti e consolidati nel tempo.

La mortalità alcol attribuibile, cioè la proporzione di decessi per la quale il consumo eccessivo di alcol gioca un ruolo di fattore causale, è stata oggetto di studio fin dagli anni 80, quando il CNCDA (Comité National de la Défense contre l’Alcolisme) introdusse in Francia la formula di Perrin, cui seguì una versione italiana, più adatta, secondo i propositori, alla nostra realtà (Tabella 13).

Causa di morte % attribuibile ad alcol
Formula di Perin Formula italiana
Psicosi alcolica 100 100
Cirrosi epatica (> 25 anni) 80 60
Tumori maligni della bocca, faringe, laringe ed esofago 80 17
T.B.C. respiratoria 33 33
Omicidi 50 50
Suicidi 25 25
Incidenti stradali 33 46
Altri incidenti 10 10
Sintomi e stati morbosi mal definiti (> 25 anni) 10 10

Tabella – Formula di Perrin e versione italiana per il calcolo della mortalità alcol attribuibile.

L’Osservatorio Permanente sui Giovani e l’Alcol si basa sulla determinazione del “rischio attribuibile di popolazione” (RAP), ovvero della proporzione di decessi attribuibili all’esposizione ad un fattore (in questo caso alcol), decessi teoricamente evitabili se l’esposizione della popolazione dovesse cessare. E’ intuitivo che tale determinazione si avvale della stima, per ogni patologia, del rischio relativo all’esposizione (consumo globale di alcol, ma anche consumo differenziato, in base alle quantità) e della proporzione di esposti al fattore medesimo (ovvero di bevitori).

Stabilita la frazione alcol attribuibile per ciascuna patologia essa è stata applicata al numero di decessi, ricavati, nella valutazione dell’Osservatorio Permanente sui Giovani e l’Alcol, dalle statistiche fornite dal ISTAT, nell’Annuario del 1994, relativamente ai morti del 1991. Va ricordato che le statistiche sono costruite sulla base delle informazioni che figurano nel certificato di morte che ciascun medico curante, o, in sua assenza, necroscopo, è tenuto a compilare per ogni decesso; pertanto esse risentono della “qualità” dei certificati medesimi.

Nella tabella seguente sono riportate le stime che mediamente si ritengono corrispondere alla situazione italiana.

 

Morti per patologie alcol correlate 10.854
Morti per traumatismi alcol correlati :
 – incidenti stradali e da altri mezzi di trasporto 3.878
 – altri incidenti 1.134
Totale morti indotti dall’alcol 15.866

Tabella – Numero di decessi mediamente attribuibili all’alcol, in riferimento ai morti nel 1991 in Italia. Fonte: Osservatorio Permanente sui Giovani e l’Alcol

Va ricordato che una quota molto rilevante della mortalità alcol indotta è associata agli incidenti stradali ed è sovradimensionata rispetto a quella calcolata ricorrendo ad altre fonti di dati (indagine Istat-Aci).

La ragione fondamentale della discordanza va ricercata nel fatto che questo secondo tipo di rilevamento considera solo le morti che si sono verificate entro i sette giorni dall’incidente.

La stima della mortalità alcol attribuibile, rapportata alle classi di età consente di esprimere una valutazione degli anni produttivi perduti, in base alla speranza di vita per ciascuna classe di età, come evidenziato dalla tabella che segue.

Causa del decesso
Malattie infettive e parassitarie 2.083
Malattie delle ghiandole endocrine 1.973
Disturbi psichici 7.830
Tumori 32.004
Malattie del sistema nervoso e degli organi dei sensi 268
Malattie del sistema circolatorio 339
Malattie dell’apparato respiratorio 0
Malattie dell’apparato digerente 116.899
Sintomi, segni e stati morbosi mal definiti 7.473
Morti per traumatismi e avvelenamenti :

incidenti stradali e da altri mezzi di trasporto

altri incidenti

 

143.030

13.787

Totale 323.714

Tabella – Stima del numero di anni perduti per causa di morte alcol attribuibile (1991).

A complemento di quanto fin qui esposto sul ruolo dell’alcol nel determinismo di morbosità e mortalità, vanno ricordati ancora altri eventi che, sebbene rari, non sono da trascurare, considerandone la gravità:

  • relativamente alla morbosità, la fetopatia alcolica o sindrome: fetoalcolica, per la quale non esistono in Italia dati certi di incidenza, ma si presume che la situazione non sia molto dissimile da quella di altri paesi occidentali (Usa, Francia, Svezia) che riferiscono incidenze di 1:600-1:1000 nati vivi. Va tuttavia tenuto presente che questi dati si riferiscono alla sindrome conclamata, che generalmente compare a seguito di consumi molto considerevoli (ritardo di accrescimento intra ed extrauterino, danni al sistema nervoso centrale, con compromissione dello sviluppo intellettivo, dismorfismo facciale, con microcefalia, microftalmia, rima palpebrale ridotta, labbro superiore sottile, malformazioni di organi) mentre assunzioni alcoliche anche modeste (uno-due bicchieri di vino/p.D.) in corso di gravidanza possono provocare forme fruste, caratterizzate dalla comparsa anche di uno solo dei sintomi elencati od anche da indicatori più generici di sofferenza fetale e relativamente semplici da evidenziare (peso alla nascita del neonato e della placenta e circonferenza cranica ridotti) ;
  • relativamente alla mortalità, gli omicidi ed i suicidi. Secondo molti ricercatori (4, 69) circa la metà dei delitti di aggressività (omicidi, lesioni personali, delitti sessuali) sono imputabili ad abuso alcolico e determinati dalla capacità della sostanza di rendere manifeste pulsioni latenti.

E’ altresì possibile che l’alcolista rivolga contro se stesso la violenza; secondo valutazioni internazionali la proporzione di suicidi tra gli etilisti è circa doppia di quella della popolazione generale

Le bevande alcoliche e il loro consumo

La crescente attenzione rivolta nell’ambito delle politiche sociosanitarie nazionali ed europee al miglioramento della salute dell’individuo e della società ha rappresentato nel corso dell’ultimo decennio il segnale eloquente della inderogabile necessità di riconoscere, attivare, rinforzare la capacità dell’individuo di riconoscere e gestire i principali fattori di rischio e di malattia. Per quanto riguarda il vino uno sguardo alla situazione mondiale permette di individuare un trend ascendente, nel corso degli anni ‘70 ed un progressivo declino a partire dagli anni ‘80. Anche l’Italia non sfugge a questo andamento che vede la produzione di vino scendere dai 120.000 ettolitri/anno dei primi anni ‘80 ai 63.000 ettolitri del 1993, con maggiore coinvolgimento, nella contrazione produttiva, di quelle regioni tradizionalmente dedite alla coltura della vite (vedi la Tabella seguente).

A fronte della progressiva diminuzione della produzione del vino, si assiste ad un generale incremento di quella della birra; per quanto riguarda l’Italia, essa è arrivata a contribuire per un 10% alla produzione mondiale, con circa 10 milioni di ettolitri/ anno di birre di gradazione diversa.

Regione Produzione di vino in ettolitri

(x 1.000 )

1981 1993
Piemonte 7.004 3.226
Valle d’Aosta 55 31
Lombardia 3.653 1.581
Trentino 2.056 1.147
Veneto 16.239 7.928
Friuli 2.144 1.265
Liguria 615 277
Emilia Romagna 17.509 7.609
Toscana 8.525 2.938
Umbria 1.805 954
Marche 3.894 1.772
Lazio 9.076 3.480
Abruzzo 3.141 3.821
Molise 681 405
Campania 4.583 2.185
Puglia 15.249 11.051
Basilicata 652 521
Calabria 1.726 952
Sicilia 17.051 10.192
Sardegna 3.500 1.336
Italia 119.156 62.672

Tabella – Produzione di vino in ettolitri per Regione – 1981 e 1993. Fonte: ISTAT.

Anche i superalcolici “made in Italy” sono in aumento, consentendoci di situarci al 12° posto mondiale per la produzione di alcol puro.

Le informazioni riportate sulla produzione di bevande alcoliche nel nostro Paese derivano dal Ministero dell’Agricoltura e dal ISTAT. I dati dei controlli doganali rilevati dal Ministero delle Finanze consentono di valutare l’entità degli scambi commerciali di bevande alcoliche. Dalla loro analisi emerge, evidentissimo, il calo delle importazioni di vino negli ultimi anni, a fronte della sostanziale tenuta delle esportazioni, il che mette l’accento sulla rilevanza economica per l’Italia della produzione e commercializzazione delle bevande alcoliche (Tabella 2).

Altri elementi sono: le aziende agricole impegnate nella viticoltura sono 1.085.201, secondo il censimento del 1981, con un numero stimato di circa tre milioni di addetti; le bevande alcoliche rappresentano il 20-50% del fatturato della maggior parte dei bar e ristoranti; la spesa pubblicitaria per bevande alcoliche a favore dei mass media supera i trecento miliardi annui; la spesa annuale delle famiglie per il consumo di alcolici, in relazione all’insieme dei beni consumati per soddisfare le proprie necessità, pur manifestando una tendenza a scendere, ha, pur sempre, un ordine di grandezza tutt’altro che trascurabile (Tabella 3).

  1989 1990 1991 1992 1993
Importazioni 874.5 730.9 751.3 703.2 369.3
Esportazioni 13.786 12.419 12.190 11.549 12.816

Tabella – Importazioni ed esportazioni di vino (1989-1993) in migliaia di ettolitri

Anni Bevande alcolice Totale bevande Totale consumi alimentari Totale consumi non alimentari Totale consumi finali interni
1980 12.027 14.179 194.759 542.010 736.769
1985 10.603 13.041 187.711 625.134 812.845
1990 10.631 14.434 189.864 794.601 984.465
1994 10.002 14.271 185.016 845.280 1.030.296

Tabella – Consumi annuali delle famiglie (in miliardi di lire 1994). Fonte: elaborazione CENSIS su dati ISTAT

Nella rilevazione dei consumi e’ già stato ricordato che la quantificazione del consumo di un Paese è indicatore privilegiato atto a definire l’entità del problema alcolico proprio del Paese stesso; s’è altresì riferito che il problema è di difficile soluzione e viene affrontato con diversi strumenti. In Italia le principali fonti di dati sono rappresentate dal ISTAT che redige statistiche di bilancio nazionale (metodo delle disponibilità) ed effettua indagini campionarie familiari (metodo della spesa) e valutazioni dello stato di salute degli Italiani; dall’Osservatorio permanente “Alcol e Giovani”, da indagini “ad hoc” da parte di ricercatori singoli od aggregati (gruppo epidemiologico della Società italiana di Alcologia) ed ancora da indagini diverse per le quali il rilievo dei consumi non costituisce l’obiettivo primario (studi caso-controllo, studi di coorte) ma è finalizzato al tentativo di definire le caratteristiche dei bevitori e di associare modalità e quantità di assunzione ad eventuali conseguenze di ordine sociale e/o sanitario.

Il consumo pro-capite di alcol

L’esercizio di elaborazione dei dati messi a disposizione dal ISTAT ha consentito di evidenziare numerosi ed interessanti fenomeni legati al consumo di bevande alcoliche nella popolazione italiana. Ad integrazione dei dati ISTAT sono stati esaminati anche i dati relativi ad altre fonti informative esistenti (World Health Organization – Health for All Database) e usualmente utilizzate per seguire nel tempo i trends dei consumi alcolici della popolazione.

L’Italia è il primo dei 51 paesi afferenti alla Regione Europea del WHO ad aver raggiunto l’obiettivo di una diminuzione del 25 % del consumo pro-capite di alcol nel periodo prefissato 1981-2000.

Consumo espresso in litri/anno – Anni 1981, 1991 e 2000 e variazione (%) nel periodo 1981-2000 

  1981 1991 2000 1981 – 2000 Variazione (%)
Vino 86,2 62,1 51 – 40,8
Birra 17,9 24,9 28,1 + 57
Superalcolici 3,5 2,5 1,2 – 65,7
ALCOL 11,7 9,1 7,5 – 35,9

Tabella – Fonte elaborazione ISS-OSSFAD su dati PVGD   World Trends

 Come si può notare dalla tabella, al decremento complessivo del consumo di alcol hanno contribuito in maniera preponderante il calo del consumo di vino e di superalcolici mentre la birra mostra un andamento crescente.[7]

1.2.4  Il numero di consumatori di bevande alcoliche

Una prima annotazione riguarda il numero di consumatori di bevande alcoliche; solo dal 1998 è possibile desumere con reale approssimazione il numero dei consumatori di bevande alcoliche in considerazione del fatto che negli anni precedenti veniva rilevata solo la prevalenza di consumatori di vino e birra e non quella di altre bevande alcoliche. Fatta tale premessa, a partire dal 1998 il numero di consumatori di bevande alcoliche è cresciuto passando dal 71 % al 75 % nell’anno 2000; in particolare, nel 2000 l’87.2 % della popolazione maschile e il 63.6 % di quella femminile ha dichiarato di consumare bevande alcoliche con un incremento dei valori del 1998 (86.1 e 61.4 % rispettivamente). Parallelamente, nel periodo 1998-2000 si è assistito ad una riduzione nel numero di astemi dal 26.7 al 25 % della popolazione con una quota maggiore di astemi tra le donne (36,4%) rispetto agli uomini (12,8 %).

Una prima considerazione riguarda quindi il numero di individui potenzialmente esposti al fattore di rischio alcol che vede incrementata ulteriormente la platea di consumatori e consumatrici di bevande alcoliche.

Il vino

Il numero di consumatori di vino è stato sostanzialmente stabile nel periodo 1995-2000 per entrambi i sessi ma con differenze significative per le classi di età più giovanili in particolare per gli adolescenti e per i 18-24enni, sia maschi, che femmine.

Prevalenza Consumatori di VINO – Maschi
( % ) 1993 1994 1995 1996 1997 1998 1999 2000 Var.% 95-00
14 – 17 adolescenti 22,0 22,5 20,6 24,8 21,1 22,9 24,0 16,3
18 – 24 giovani 50,7 49,6 45,2 50,3 48,4 48,7 50,1 11,0
25 – 44 giovani adulti 75,0 74,5 73,7 73,8 72,2 70,6 71,8 – 2,6
45 – 64 adulti 83,4 83,5 83,3 82,5 81,6 80,6 81,1 – 2,7
65 –74 giovani anziani 80,3 80,9 82,4 81,8 79,0 78,6 78,6 – 4,6
75 + anziani 78,9 74,7 76,6 74,2 73,8 71,3 70,5 – 8,0

Tabella – Prevalenza Consumatori di VINO – Maschi.  Fonte: ISTAT

Prevalenza Consumatori di VINO – Femmine
( % ) 1993 1994 1995 1996 1997 1998 1999 2000 Var.% 95-00
14 – 17 adolescenti 13,1 11,0 10,4 13,5 13,7 15,3 13,7 31,0
18 – 24 giovani 25,0 23,7 24,9 30,4 28,5 30,4 29,7 19,3
25 – 44 giovani adulti 47,3 46,2 44,8 46,7 44,6 45,1 45,5 1,5
45 – 64 adulti 54,0 53,2 54,4 56,1 52,5 53,3 52,3 – 3,9
65  74 giovani anziani 50,8 50,9 50,4 52,0 48,6 50,0 48,9 – 2,9
75 + anziani 50,0 43,3 42,6 45,0 44,9 41,1 42,9 0,8

Tabella – Prevalenza Consumatori di VINO – Femmine. Fonte: ISTAT

Riguardo alle quantità consumate e facendo riferimento a quantità eccedenti il ½ litro di vino al giorno, il numero di maschi “eccedentari” appare diminuito del 19 % mentre risulta incrementata dell’8,7 % la relativa quota di consumatrici che dichiara di bere più di ½ litro di vino al giorno.

Mentre, da un lato, tutte le classi di età hanno contribuito al calo registrato tra i consumatori maschi, dall’altro il numero di giovani consumatrici di età 18-24 anni e di quelle più anziani ultra sessantacinquenni è risultato sostanzialmente incrementato nel corso dei cinque anni presi in considerazione (29 % e 25 % circa).

Prevalenza Consumatori di > ½ litro VINO – generale
(%) 1993 1994 1995 1996 1997 1998 1999 2000 Var.% 95-00
Maschi 14,0 12,1 12,2 10,7 9,7 9,3 9,8 – 19,0
Femmine 2,2 1,9 1,8 1,9 1,5 1,5 2,0 8,7

Tabella – Prevalenza Consumatori di > ½ litro VINO – generale. Fonte: ISTAT

 Nonostante la diminuzione del consumo di alcol registrato dagli indicatori di consumo pro-capite, l’analisi nazionale effettuata attraverso gli indicatori ISTAT consente di esaminare il fenomeno con una maggiore accuratezza e appropriatezza suggerendo la necessità di poter disporre di informazioni.

La birra

Il numero di consumatori e di consumatrici di birra è risultato incrementato del 2,6 e del 9,5 % rispettivamente. L’analisi per classi di età ha evidenziato un incremento omogeneo tra i maschi fatta eccezione per gli ultra settantacinque anni che risultano ridotti in numero ed un incremento significativo per le femmine di qualsiasi età con il massimo incremento registrato tra le donne di età superiore a 75 anni.

Prevalenza Consumatori di BIRRA – Maschi
( % ) 1993 1994 1995 1996 1997 1998 1999 2000 Var.% 95-00
14 – 17 adolescenti 40,4 41,5 39,2 44,1 39,8 43,5 40,7 3,7
18 – 24 giovani 69,6 71,3 68,4 73,3 72,5 69,8 71,8 4,9
25 – 44 giovani adulti 70,4 72,5 73,7 74,7 75,7 74,2 75,2 2,1
45 – 64 adulti 54,4 57,8 59,4 59,3 61,9 61,3 62,4 5,0
65 – 74 giovani anziani 35,5 38,3 39,8 37,9 40,0 39,7 41,8 5,1
75 + anziani 27,0 25,4 26,9 28,7 26,6 23,9 22,8 – 15,2

Tabella – Prevalenza Consumatori di BIRRA – Maschi. Fonte: ISTAT

Prevalenza Consumatori di BIRRA – Femmine
( % ) 1993 1994 1995 1996 1997 1998 1999 2000 Var.% 95-00
14 – 17 adolescenti 22,1 26,1 23,9 26,1 26,7 27,3 25,1 5,2
18 – 24 giovani 36,2 37,7 40,8 45,1 42,5 44,3 44,2 8,3
25 – 44 giovani adulti 40,2 41,9 43,1 46,3 47,4 46,1 47,6 10,5
45 – 64 adulti 25,4 27,4 28,6 30,0 30,8 31,8 32,9 15,1
65 – 74 giovani anziani 13,6 13,9 15,2 16,2 14,3 15,1 15,9 4,9
75 + anziani 7,9 7,7 6,8 6,9 8,2 7,1 8,7 27,6

Tabella – Prevalenza Consumatori di BIRRA – Femmine. Fonte ISTAT

Riguardo alle quantità consumate e facendo riferimento a quantità eccedenti il ½ litro di birra al giorno, il numero di maschi “eccedentari” appare incrementato del 7,3 %, quello delle donne del 13,5 %.

Prevalenza Consumatori di > ½ litro BIRRA
(%) 1993 1994 1995 1996 1997 1998 1999 2000 Var.% 95-00
Maschi 1,73 2,05 1,92 1,90 2,02 1,92 2,06 7,25
Femmine 0,28 0,23 0,26 0,23 0,26 0,31 0,30 13,50

Tabella – Prevalenza Consumatori di > ½ litro BIRRA. Fonte ISTAT

 L’analisi della prevalenza per classi di età ha rilevato i maggiori incrementi nel numero dei consumatori 45-64enni e 65-74enni tra maschi e 14-17enni tra le femmine.

C’è tuttavia da rilevare, a tale ultimo riguardo, che la numerosità del campione esaminato in relazione a tale variabile produce proporzioni piuttosto piccole per consentire di fare valutazioni robuste da un punto di vista statistico.

Anche il numero di individui che dichiarano di consumare più di 1 litro di birra il giorno è risultato incrementato nel periodo 1995-2000 per entrambi i sessi.

Prevalenza Consumatori di BIRRA – Categoria : “oltre 1 Litro al giorno”
(%) 1993 1994 1995 1996 1997 1998 1999 2000
Maschi 0,34 0,30 0,28 0,31 0,44 0,36 0,40
Femmine 0,05 0,05 0,03 0,07 0,05 0,11 0,08

Tabella – Prevalenza Consumatori di BIRRA – Categoria : “oltre 1 Litro al giorno”. Fonte: ISTAT

Nonostante la diminuzione del consumo di alcol registrato dagli indicatori di consumo pro-capite, l’analisi nazionale effettuata attraverso gli indicatori ISTAT consente di esaminare il fenomeno comune con maggiore accuratezza e appropriatezza suggerendo la necessità di poter disporre di informazioni dettagliate ed articolate e per i vari gruppi di popolazione esaminati. Nel caso specifico, la valutazione sintetica del consumo pro-capite non si presta ad identificare la distribuzione del consumo alcolico nella popolazione e mal si adatta alla necessità di predisporre, sulla base della tendenza osservata, iniziative atte a fronteggiare fenomeni emergenti di possibile danno alla salute individuale e collettiva.

Infatti, nonostante la riduzione sostanziale del consumo di alcol:

  1. il numero di consumatori di bevande alcoliche in Italia è aumentato; è aumentato, di conseguenza, il numero di individui esposti ai possibili effetti dannosi, sociali e sanitari, collegati all’uso/abuso di bevande alcoliche;
  2. è incrementato il numero di consumatori di bevande alcoliche tra i giovani;
  3. ad una sostanziale stabilità nel numero di consumatori di vino si affianca un emergente incremento di individui che si orienta a consumare la birra (verosimilmente a sostituirla al consumo di vino);
  4. le modalità di consumo di tali bevande sembra essere differenziato per età; in particolare il numero di consumatori di quantità superiori al ½ litro di vino o birra appare incrementato in particolare per i giovani specie se di sesso femminile;
  5. il consumo di alcol appare sempre più orientato verso un modello “culturale” che considera le bevande alcoliche non come parte integrante del pasto ma, in accordo ad una internazionalizzazione dei consumi in atto a livello europeo, come elemento separato da consumare, verosimilmente, in contesti non più legati alla tradizione “mediterranea”.

A tale proposito è da rilevare come numerose evidenze dimostrano che i giovani che consumano alcol risultano oggi più frequentemente inclini a praticare comportamenti (spesso accompagnati da una relativa inesperienza o disinformazione) che possono condurre ad un notevole aumento della probabilità di essere esposti a rischi o danni alla salute facilmente evitabili. Le modalità emergenti di consumo definite di “binge drinking” (bere per ubriacarsi) in contesti che sfuggono al controllo formale (familiare) favorisce l’uso di alcol, agisce come “droga d’accesso” o “ponte” per gli individui più giovani, rappresentando una delle possibili modalità di approccio e di promozione, attuali e diffuse, ad altre sostanze illegali le cui conseguenze spesso si estendono ben oltre la salute e l’esistenza di chi beve. [8]

L’alcol come alimento

Le bevande alcoliche rappresentano da millenni uno dei componenti della dieta nella tradizione mediterranea, ma il punto di vista medico-biologico è, talvolta, controverso. Alcuni nutrizionisti sostengono che l’alcol, non rientrando tra i principi nutritivi dei vari alimenti, cioè nei glucidi, nei lipidi, nei protidi, nelle vitamine, nei sali e nell’acqua, non deve essere inserito nelle tabelle dietetiche.

Vi sono medici che vietano in modo tassativo l’alcool, determinando una restrizione dietetica così assoluta che spesso finisce per creare un calo dell’umore del paziente talvolta più dannoso per il processo di guarigione, di quanto lo sia una moderata quantità di alcool.

Unico elemento nutritivo delle bevande alcoliche è, quasi esclusivamente, l’alcol etilico, tranne nel caso della birra e del vino, che contengono altri principi alimentari anche se in quantità minima, mentre le proteine e le vitamine sono scarse. Nelle bevande fermentate i sali minerali  sono contenuti in elevata quantità, mentre le proteine e le vitamine sono quasi inesistenti, perciò in caso di abuso duraturo, il soggetto va incontro a uno stato di carenza se non segue una dieta alimentare più che equilibrata. I superalcolici non distillati contengono come unico principio nutritivo i glucidi.

Il problema, quindi, consiste nel fatto che l’alcol etilico non è in grado di soddisfare le importanti funzioni che i nutrienti svolgono nell’organismo.

L’alcol ha un elevato potere calorico, infatti, la combustione di 1 grammo sviluppa 7,1 calorie, ma nonostante questo, dal punto di vista energetico, non è un buon combustibile, perché brucia troppo rapidamente, sperperando una buona parte dell’energia sotto forma di calore, che l’organismo disperde facilmente a causa della vasodilatazione cutanea indotta. Altro elemento in suo sfavore è che l’alcol viene metabolizzato quasi interamente dalle cellule epatiche e i prodotti metabolici tossici passano nel circolo sanguigno, raggiungono i vari distretti dell’organismo e causano i danni e le manifestazioni cliniche tipiche dell’intossicazione etilica.

Bisogna anche considerare che il potere ingrassante dell’alcol è elevato, perciò se le sue calorie sono aggiunte a quelle normalmente contenute nella dieta, si favorisce facilmente l’aumento di grasso nei tessuti e quindi l’obesità, specialmente in quelle persone tendenzialmente predisposte. Alcuni individui, riducendo la quantità di alcol ingerita giornalmente, riescono a dimagrire. Quando le calorie dei principi nutritivi vengono sostituite totalmente o quasi con quelle dell’alcol, si può ottenere una riduzione del peso corporeo, ma con il rischio di gravi alterazioni.

Quindi l’alcol non è da considerare come un alimento in grado di farci stare bene se assunto in quantità elevate, ma può rappresentare un buon complemento per gli alimenti e uno stimolatore di processi digestivi quando l’ingestione è moderata e fatta al momento opportuno. Una giusta quantità di vino o di birra durante i pasti può anche avere effetti benefici su alcune funzioni digestive, mentre l’abuso causa con il tempo dipendenza e varie complicazioni.